mercoledì 6 marzo 2013

ROMA EGITTO: CLEOPATRA E I TOLOMEI





Ammaliatrice in amore e spietata in politica, la famosa Regina d’Egitto fu l’ultima di una grande dinastia che fuse Roma Egitto insieme.
testa della Regina Cleopatra VII

Nell’ottobre del  48 a.C., Giulio Cesare aveva il mondo ai suoi piedi.

L’unico ostacolo per il controllo totale dell’Impero Romano era stato annientato con la sconfitta in Grecia di alcuni militari ribelli.

Il capo di questi ultimi, Pompeo, era fuggito con l’intenzione di raccogliere alleati in Roma Egitto.

Cesare rispose alla minaccia raggiungendo Alessandria con una flotta di 35 navi, parte delle sue due legioni di fanteria e 800 cavalleggeri.

In realtà non occorreva che Cesare si scomodasse perché al suo arrivo, raccontano gli storici, fu accolto da una serie di teste mozzate, tra cui quella di Pompeo.

E quindi, cosa lo trattenne in Egitto quando affari più urgenti lo attendevano a Roma?

Secondo i bollettini ufficiali, l’Imperatore non era pronto ad affrontare i venti contrari che soffiavano in quella stagione.

La decisione di trattenersi in Egitto era forse dovuta più alla Regina Cleopatra che ai venti contrari; Roma Egitto per la prima insieme.

La nostra Cleopatra fu la settima regina  a portare questo nome, in effetti il suo nome intero era Cleopatra VII Filopatore che regnò dal70 a.C. al 30 a.C.

Fin da bambina le fu data un’educazione degna di una regina, che le generò un’indole colta, raffinata ed elegante tipica dei più grandi sovrani egizi.

Alla giovane età di 21 anni, Cleopatra aveva bisogno di trovare un alleato, meglio se straniero, per fronteggiare le varie liti familiari.

A 54 anni Cesare era ancora nel fiore degli anni, nonostante i capelli fossero più radi e l’aspetto più dimesso, un brutto colpo per la reputazione dell’uomo che annoverava importanti conquiste “femminili” fra Roma Egitto.

Queste conquiste erano, secondo un commentatore dell’epoca, “pause necessarie nella trattative di difficili affari pubblici”.

Un secolo dopo, san Crisostomo scrisse che Cleopatra era “estremamente bella”, aveva “la più dolce delle voci” ed era “affascinante nella conversazione”.

Secondo l’opinione del santo, Cleopatra possedeva il potere di “irretire anche il più vecchio e apatico degli uomini”.

Qualità fisiche a parte, Cleopatra era moto astuta e intelligente.

“Sebbene puntasse molto sulla sua sensualità quando desiderava ottenere qualcosa”, scrisse uno storico, “non tralasciava la possibilità di utilizzare l’arma della corruzione unita a occasionali assassini, se questo le poteva giovare”.

Implicata nella morte di due fratelli e di una sorella, e della brutale esecuzione di un innocuo Re armeno che aveva tenuto prigioniero per diversi anni, Cleopatra, secondo lo storico  “a ragione meritava di essere chiamata assassina”.

Lo storico sostiene inoltre che le sue malvagie qualità fossero mitigate da un comportamento esemplare verso i suoi figli che adorava.

Per non far cadere tutte le colpe su Cleopatra, bisogna dire che la sua famiglia non fu un esempio di correttezza, bontà e generosità.

Suo padre,  Tolomeo XII Aulete, il quale la impose sul trono d’Egitto nel 38 a.C. aveva fama di dissoluto, ballava in pubblico al suono di cimbali e appena sveglio provvedeva subito ad ubriacarsi.

Si dice che i Tolomei abbiano prodotto solo due re di cui la storia può andare fiera.

 E tuttavia, durante questa dinastia durata quasi 300 anni, l’Egitto era uno dei Paesi più ricchi del mondo.

Alla morte di Alessandro Magno avvenuta (secondo alcuni a Babilonia, secondo altri nell’oasi di Siwa, in Egitto), uno dei suoi generali ereditò le sue conquiste egiziane.

Nel 305 a.C. venne incoronato Re d’Egitto, Tolomeo I.
Egli e il suo successore vollero il meglio per entrambi i mondi: essi accettarono le divinità dei faraoni Egizi, pur rimanendo integralmente greci.

Alessandria era una capitale greca con istituzioni greche ed una flotta composta da mercenari greci.

L’unica difficile funzione, che in quanto espatriati greci i Tolomei non potevano espletare, era la raccolta delle tasse.

I sacerdoti ne detenevano il monopolio e quindi, per propiziarsi il potente clero, i Tolomei restarono rigidamente ortodossi.

Per ingraziarsi la casta sacerdotale costruirono alcuni tra i Templi più raffinati, ancora visibili, della Valle del Nilo; a Dendera, Edfu, Kom Ombo e specialmente sull’isola di File.

Alle decorazioni tipicamente egizie furono aggiunti alcuni ghirigori greci, ma i Tolomei non amavano essere ritratti sui muri con i costumi egiziani al posto delle abituali vesti greche.


Vissuta al termine della dinastia, Cleopatra è stata ritratta nei Templi soltanto una o due volte.

La storia ci ha lasciato due versioni del primo incontro tra Cleopatra e Giulio Cesare.

Una ci racconta che la Regina si presentò all’Imperatore rotolando fuori da un tappeto, uno stratagemma architettato per evitare i picchetti che circondavano il palazzo dove egli risiedeva.

L’altra versione vuole che Cleopatra abbia fatto irruzione nella camera dell’Imperatore con vesti seducenti.
In un modo o nell’altro, sta di fatto che l’indomani Cesare era decisamente dalla sua parte.

Il problema era come Cleopatra avrebbe spiegato all’Imperatore, che sia lei che il fratello avevano ereditato il trono congiuntamente.

Ella aveva 18 anni, mentre il fratello ne aveva 11, ed erano anche formalmente marito e moglie, una forma di incesto istituzionalizzato e frequente fra i faraoni d’Egitto per mantenere puro il sangue reale.

Cleopatra era il prodotto di almeno una dozzina di unioni incestuose e non era neanche l’elemento peggiore, considerando il pizzico di pazzia che circolava nella famiglia.

Questo particolare matrimonio incestuoso fu un disastro fin dall’inizio.

Giunto alla maggiore età di 14 anni, il fratello Tolomeo XIV si rifiutò di condividere il trono.

Quando gli fu riferito che Cleopatra fu confermata Regina, il giovane Re corse per strada gridando “Tradimento!”.

Si tolse la corona dal capo e con furia la scagliò per terra frantumandola.

Una storia scritta da Cesare racconta i tumulti che seguirono ad Alessandria, che egli stesso mise a tacere.

In realtà sembra che la popolazione fosse con Tolomeo e contro Cleopatra, ma Cesare nomina raramente la Regina e non fa neanche riferimento alle frequenti visite in Egitto.

Secondo Appia, egli vi si recava per “esplorare il Paese e divertirsi con Cleopatra”.

Con una scorta di 400 navi, Cesare e Cleopatra fecero una crociera su un palazzo galleggiante a due piani, lungo 90 metri e largo 14, azionato da banchi di rematori e da una vela di 30 metri dal bordo viola.

I pasti e i trattenimenti potevano allietare fino a 60 ospiti, nei comodi divani del salone rivestito in legno di cipresso e cedro.

Gli ospiti disponevano di cabine private e, se ne avevano voglia, potevano visitare le cappelle dedicate ad Afrodite e Dioniso.
 
Il piano inferiore conteneva una falsa caverna rivestita di pietra con decorazioni d’oro.

La crociera durò nove mesi, al termine dei quali Cesare decise di tornare a Roma.

Dopo poco tempo Cleopatra diede alla luce un figlio, che chiamò Cesarione.

Cesare non gli diede la paternità, ma fu probabilmente il desiderio di conoscerlo che lo spinse presto a invitare Cleopatra a Roma.

La Regina fu accompagnata dal fratello più piccolo, nonché nuovo marito, Tolomeo XV, di circa 11 anni.

La società romana accettò Cleopatra e la sua relazione con Cesare.

“Detesto la Regina” scrisse Cicerone dopo averla incontrata: “La sua insolenza… se ci penso mi sento male”.

E per quanto riguardava il giovane Tolomeo, egli era “un ragazzaccio senza scrupoli”.

Cesare soffiò sul fuoco, ponendo una statua dell’amante accanto al Tempio di Venere.

Si vociferava che Cesare volesse ripudiare sua moglie, sposare Cleopatra, assumere il titolo di Re d’Egitto e spostare lì la capitale imperiale.

L’assassinio di Cesare avvenuto alle idi di marzo nel 44 a.C., non era del tutto estraneo a questi pettegolezzi e si dice anche che Cleopatra abbia avvelenato il fratello prima di lasciare Roma in tutta fretta.

Ritornata in Egitto, che in quel periodo era flagellato dalla carestia, ella forse non si era resa conto che le storie sulla ricchezza dell’Egitto avevano stuzzicato gli appetiti romani.

In quel momento però Roma era impegnata in una guerra civile tra le truppe rimaste fedeli a Cesare e il movimento repubblicano.

Mentre la vittoria si spostava dalla parte dei primi, Cleopatra ricevette l’invito da uno dei generali vincenti, in quel momento occupato in Siria.

Plutarco descrive dettagliatamente l’arrivo in Siria della nave della Regina, con le vele viola e la poppa dorata.

I remi erano placcati d’argento e si navigava a suon di flauti, pifferi e arpe.

Plutarco: “….Ella era sul ponte come Afrodite…. Sdraiata sotto una tenda luccicante d’oro, mentre dei fanciulli come Cupidi le facevano vento.
Magnifici profumi d’incenso si diffondevano nell’aria…”

Il generale che ebbe l’onore di gustarsi un tale spettacolo era Marco Antonio, che non avrebbe perso quel invito a cena per nulla al mondo:
“ogni piatto era di oro massiccio e magnificamente intarsiato di pietre preziose…. Ella, sorridendo, gli disse che gli avrebbe fatto dono di tutto quello che vedeva”.

Sarebbe tornato di nuovo?

Certamente; sera dopo sera.





Se vuoi saperne di più, seguici sul blog,
ma se vuoi percorrere le stesse strade che percorse Cleopatra, Cesare, Marco Antonio, Alessandro Magno, i nostri viaggi in Egitto sono fatti apposta per te.


Per ulteriori informazioni cercaci su google:
-  www.facebook.com/ViaggiInEgitto
-  egitto-viaggi.blogspot.it

  oppure scrivi a: viaggi.laquesabe@gmail.com    o  bielefrute@hotmail.it
o telefona al:    338.5956833
 

venerdì 1 marzo 2013

RICERCA SUI FARAONI : IL PRIMO SCIOPERO DELLA STORIA












Da una ricerca sui faraoni abbiamo trovato il primo sciopero di cui si abbia notizia; e riuscì benissimo.
"Niente grano per il pane, niente orzo per la birra: e allora niente lavoro"
preparazione del pane e della birra, Museo delle Antichità Egizie, Torino

Ed era contro il faraone….

Per 500 anni i faraoni dell’antico Egitto furono sepolti nella Valle dei Re, in grandi tombe sotterranee scavate nella roccia da squadre specializzate di operai che erano al loro servizio; numerosi studiosi si sono dedicati alla ricerca sui faraoni e le loro tombe.


Secondo le iscrizioni ritrovate nelle tombe, un gruppo di questi operai specializzati organizzò il primo sciopero e sit-in della storia.

Con sistemi che al giorno d’oggi sono perfettamente collaudati e all’ordine del giorno, essi riuscirono ad ottenere dal faraone ciò che volevano.

La ricerca sui faraoni, portò  alla scoperta che gli Egizi decisero di essere sepolti nella Valle di Re, sulla sponda occidentale del Nilo, in una località non lontana da Tebe, la capitale, oggi  Luxor, per essere al riparo dai ladri e dai saccheggiatori di tombe.

Purtroppo, la ricerca sui faraoni e le loro tombe da parte degli egittologi dimostrò che questo loro espediente non servì quasi a nulla, perchè i ladri di tombe furono inesorabili.

Fu il faraone Thutmose I°, a decidere, nel 3500 a.C., di farsi costruire una tomba sotterranea, nella zona che fu poi chiamata la Valle dei Re, dove, dopo una lunga ricerca sui faraoni  fu ritrovata nella nostra epoca.

Da allora e per tutto il periodo delle prime tre dinastie (cioè dalla XVIII alla XX) del Nuovo Regno (1567/1085 a.C.), tutti i faraoni si fecero seppellire nella Valle dei Re.

L’ardua impresa di scavare nella roccia, creare passaggi tortuosi, aperture segrete e stanze finte, era affidata ad una sorte di corporazione di artigiani, i quali decoravano anche l’interno delle tombe.

Questi operai alloggiavano in un villaggio appositamente creato, Deir el-Medinah, che sorgeva su un arduo tratto di deserto.






Noto agli antichi Egizi come “il luogo della verità”, esiste ancora oggi e i turisti possono percorrere le sue strade e ammirare i resti delle 70 strane case, costruite con mattoni e fango.

Le singolari case sono allineate sui due lati della strada ed erano a un solo piano, con quattro stanze poste una dopo l’altra.






Nessuna usufruiva di una riserva di acqua privata, ma c’era una cisterna pubblica, all’esterno della porta principale del muro di cinta.

Una conoscenza più approfondita delle condizioni di vita di questi operai ci proviene dalle migliaia di ostraca  (frammenti di pietre calcaree e pezzi di ceramica pieni di iscrizioni in ierativo – scrittura rapida e semplificata dei geroglifici)  e, in alcuni casi, da disegni.

Questi, furono scoperti da archeologi francesi durante gli scavi effettuati in zona fra il 1922 e il 1947.

In questi frammenti, oltre a tante informazioni, sono riportati i nomi, gli incarichi degli operai e annotazioni su come procedevano i lavori nelle varie tombe.

u un ostracon c’era addirittura scritto che un addetto ai lavori era rimasto assente per un giorno perché aveva litigato con la moglie.

Organizzati in due squadre, ciascuna diretta da un caposquadra, un aiutante e l’immancabile scriba, gli uomini lavoravano otto ore di seguito al giorno, per 8 giorni consecutivi e in questo periodo dormivano in semplici baracche innalzate vicino alle tombe alle quali lavoravano.

Il nono e il decimo giorno facevano vacanza e tornavano al loro villaggio, dove trovavano le famiglie ad aspettarli.

Non lavoravano neppure in occasione delle grandi feste che venivano celebrate in onore degli dei principali.

Il salario mensile, pagato in natura – grano per il pane e orzo per la birra -, proveniva dalle proprietà reali; a ogni squadra “in servizio” venivano assegnate alcune donne per fare la farina.



Alcuni lavandai erano addetti al bucato e dei vasai al tornio per rifare i vasi che venivano rotti durante  il lavoro.

Gli operai ricevevano inoltre razioni di pesce, verdura, legna da ardere e olio per il corpo, molto richiesto dagli uomini che lavoravano nel caldo e tra la polvere.



Di tanto in tanto il faraone in persona premiava i suoi operai con merce pregiata come carne, vino, sale e birra asiatica.



Isolati nel deserto, impossibilitati a coltivare orti, gli abitanti del villaggio contavano sulla puntualità dei rifornimenti che arrivavano generalmente il ventottesimo giorno del mese.

A volte capitava però, che le carovane degli animali non arrivassero puntuali con il loro carico.

Nel ventinovesimo anno di regno di Ramsete III, i rifornimenti non giunsero al villaggio per diverse settimane; allora gli operai abbandonarono gli strumenti di lavoro e si recarono al grande tempio funerario di Ramsete II.

Là sedettero disciplinatamente, rifiutando di tornare agli scavi se prima non fosse stato informato il faraone della loro deplorevole situazione.

Uno scriba del tempio, udite le ragioni degli uomini, ordinò che venissero loro assegnate le scorte di grano riservate agli stessi scribi, nella quantità sufficiente per un mese.

Gli operai organizzarono altri scioperi nei mesi che seguirono, perché venissero distribuiti tutti gli arretrati mensili.

Per  quanto ne sappiamo, nessuno di loro fu punito per aver osato dettare condizioni al faraone.

Stando a queste testimonianze, sembra che i faraoni, ben lungi dall’essere i despoti spietati di molti film hollywoodiani, fossero più comprensivi, e la loro manodopera meno docile di quanto non ci abbiano spesso fatto credere.

Questi uomini non erano certamente degli schiavi, ma anzi occupavano una posizione particolarmente importante; sapevano bene che il loro lavoro era indispensabile al faraone il cui viaggio nell’aldilà non avrebbe potuto avvenire se la sua tomba, la sua “dimora eterna”, non fosse stata decorata, abbellita con suppellettili e completata in tempo per accogliere le sue spoglie mortali.


Se vuoi maggiori informazioni, seguici sui nostri siti:

-  www.facebook.com/ViaggiInEgitto
-  egitto-viaggi.blogspot.it


Se desideri concederti una vacanza che soddisfi le tue curiosità e la tua voglia di scoperta, sei nel posto giusto ed i nostri sono i viaggi adatti a te.

Contattaci per info:  viaggi.laquesabe@gmail.com    o  bielefrute@hotmail.it
                                Il nostro telefono è:   338.5956833



giovedì 28 febbraio 2013

L'USO DEI COSMETICI NELL' ANTICO EGITTO







Il desiderio di piacere attraverso i profumi è antico come il mondo, e la vanità non è certo una caratteristica soltanto femminile, nell'antico Egitto era molto sentito il desideriodi piacere e di piacersi.

donne che si profumano

Ma molti altri sono stati, attraverso i secoli, gli usi di essenze, unguenti, aromi.

I faraoni d'Egitto non erano immuni da suo fascino.
I   PROFUMI:
la loro fragranza inebriante impregna, per così dire, tutte le pagine della storia dell’umanità.

Quanti uomini si sono lasciati conquistare da un profumo suadente, e quante donne hanno addirittura messo a repentaglio la propria vita per possedere un’essenza rara?

Un re di oltre 2000 anni fa aveva una tale passione per i profumi che questi furono, non tanto metaforicamente, la causa della sua … caduta!




Fra tutti i monarchi del mondo antico nessuno mai ebbe altrettanta passione per i profumi quante ne ebbe re Antioco IV Epifanie, che regnò sulla Siria dal 175 al 163 a.C.

Ma l’uso del profumo risale a molto tempo prima dell'antico Egitto.


Tre millenni prima di Cristo, in Egitto, i profumi avevano assunto anche un valore sociale, anzi diplomatico: i faraoni, infatti, ne facevano dono ai sovrani alleati.

Nel 1500 a.C. la loro importanza commerciale era già molto notevole, dato il largo uso che se ne faceva nella vita quotidiana.

E in seguito non hanno fatto altro che diffondersi nel mondo: ovunque, essi evocano immagini di lusso e di eleganza, di bellezza e di prestigio.

Ingenti capitali sono oggi impiegati in quella che è una delle industrie più lucrose e fiorenti.

Come si spiega un successo così stupefacente?

La vanità, in ogni senso, è vecchia quanto il mondo.

Presso gli antichi Egizi, come oggi, i due sessi hanno sempre cercato di attrarsi, di piacersi a vicenda.

Gli Egiziani avevano grande cura del proprio corpo e furono senza dubbio i primi ad elaborare vere e proprie ricette di profumi e di rudimentali deodoranti.

Soprattutto all’epoca dei Tolomei (dal 306 al 30 a.C.), la fabbricazione dei profumi divenne in Egitto una vera industria, i cui prodotti erano destinati non solo a uomini e donne,  ma soprattutto agli imbalsamatori, che ne impiegavano grandi quantità.

Le piccole giare che contenevano oli e profumi sono tra gli oggetti più belli ritrovati nelle tombe egizie.

Molti di questi recipienti avevano forma di uccello o di pesce; i colori, blu o ambra, si riteneva che aiutassero il profumo a mantenere intatta tutta la sua fragranza.

Ma solo i ricchi potevano permettersi questi stupendi porta-profumi.

I poveri si cospargevano invece di olio di palma, di cui c’era grande abbondanza.

I sacerdoti che preparavano i profumi li conservavano in piccole scatole di alabastro o di onice, oppure in fiaschette di vetro soffiato come quelle che si possono ammirare nel Museo Nazionale del Cairo, in Egitto.

Le fiaschette hanno una strozzatura sulla parte finale della boccetta che serviva a impedire una troppo rapida evaporazione del profumo.


Anche 3 mila anni fa era molto importante essere belli.

Leggete questa ricetta:
“Impastare bile di bue, guscio d’uovo di struzzo tritato, germogli di spelta e versarvi un liquido viscoso”.

Sareste autorizzati a pensare che si tratti di una ricetta di cucina alquanto discutibile o di qualche pozione magica, ma in realtà altro non è che la ricetta di una maschera di bellezza inventata, secondo il Papiro di Ebers (un trattato di medicina scritto nel 1500 a .C. trovato in Egitto) per “eliminare le rughe dal viso”.

A quanto pare, allora come adesso, la gente voleva a tutti i costi apparire più giovane e più bella.

Sono state trovate tante altre ricette destinate a rendere la pelle più bella e luminosa.

Si pensava che queste creme facessero miracoli; una, ad esempio, si credeva che potesse trasformare la pelle di un vecchio in quella di un giovane.

Miele e latte, due ingredienti tuttora impiegati nei cosmetici “naturali”, erano tra i rimedi più comuni per i problemi della pelle.

In molti dipinti murali, le donne egiziane vengono raffigurate con particolari oggetti conici collocati sul capo.

Si trattava di pomate preparate impregnando di grasso i fiori e sagomando la massa che ne risultava a forma di cono.

Durante la sera, quando la temperatura aumentava, il grasso colava, penetrando la pelle del viso e del collo e facendo risaltare la bellezza delle antiche egiziane.


Le donne Egizie ricche, potevano schiarirsi la pelle con un composto denso e cremoso
ricavato dalla biacca.

La biacca è stato l’unico bianco disponibile insieme al "bianco San Giovanni" (carbonato di calcio) dall’antichità fino al XIX secolo.

La biacca è un pigmento tossico a base di piombo, è una polvere molto coprente e solubile solo in acido nitrico.

Dal 1921, l’uso della biacca sotto forma di polvere, è stata proibita in parecchie parti del mondo. L’Italia la proibì del 1952.

Oggi viene utilizzata da alcuni pittori, particolarmente legati alla tradizione, per lavori di restauro di antiche pitture.


Ma le tecniche cosmetiche più sofisticate erano destinate a valorizzare gli occhi.

Erano molto in voga ombretti di vari colori a base di antimonio, ingrediente tuttora impiegato nella preparazione del maschere, il noto prodotto per colorare le ciglia.


Gli occhi venivano evidenziati contornando gli occhi con il Khol nero o verde, che venivano estratti dalla malachite, una pietra verde.                                                                            


I capelli venivano dipinti con l’essenza di hennè, come fanno oggi le donne egiziane.

Oltre ad abbellire, i cosmetici avevano uno scopo pratico.

Originari dell’Egitto, gli ombretti per occhi costituivano una protezione contro il sole e prevenivano le irritazioni agli occhi.

Ancora oggi, i beduini e il mondo arabo in generale, usano il khol, una polvere naturale nera che viene applicata nel contorno degli occhi per evitare irritazioni, infezioni.



Per saperne di più, … concediti un viaggio davvero speciale in Egitto con noi;

potrai toccare con mano come tutto in quella terra sia ancora là, pronto per essere scoperto, svelato, trovato, e perché no, proprio da te.



O visita i nostri siti:

Per ulteriori informazioni cercaci su google:
-  www.facebook.com/ViaggiInEgitto
-  egitto-viaggi.blogspot.it

  oppure scrivi a: viaggi.laquesabe@gmail.com    o  bielefrute@hotmail.it
  o telefona al:    338.5956833




lunedì 25 febbraio 2013

GLI EGIZI , LE STELLE E LE PIRAMIDI IN EGITTO



 Studiando le piramidi in Egitto,  il ricercatore Bouval scopre che nel 10.500 a.C.  c'è una corrispondenza stupefacente con la Costellazione di Orione ed il suo cielo e la Piana di    Giza.

Le piramidi in Egitto, il loro disegno, nel cielo e sul terreno, si sovrapponeva con straordinaria precisione a quel tempo iniziale di Osiride, quando Orione iniziò la sua ascesa nel 10.500 avanti Cristo.


Gli antichi Egizi cercavano forse di indicare il loro Tempo iniziale del Mito, il loro Tep Zepi, quando Osiride regnò come loro Primo Faraone?

Cercavano di indicare la impossibile epoca del 10.500 a.C. quale loro Genesi?

Per quanto la traccia fosse debole la Precessione fornì un altro indizio sulla Sifinge e le piramidi in Egitto.

L' oscillazione della Terra sembra far viaggiare le Costellazioni attraverso le epoche.

Gli antichi Egizi fecero particolare attenzione a questo effetto.

Essi studiarono il punto in cui il sole sorgeva, in particolare nel momento in cui la notte ed il giorno avevano uguale durata, il 21 marzo, l’Equinozio, l’inizio della Primavera.

In più osservarono la Costellazione che si collocava dietro di esso e ne studiarono il lento cambiamento attraverso le epoche.

La loro grande Sfinge sembra fatta apposta per osservarla e anche le piramidi in Egitto.

Ogni 2000 anni circa, un altro segno dello Zodiaco appare dietro al sole,  e definisce una nuova Epoca, una nuova Era astrologica e le piramidi in Egitto ne sono una prova.

Ora stiamo uscendo dalla Costellazione dei Pesci ed entrando in quella dell’Acquario.

Prima ancora eravamo nell’Ariete.

Quel momento fu di cruciale importanza per gli Antichi.

Noi lo chiamiamo Equinozio di Primavera.

All’epoca in cui si crede che la Sfinge sia stata costruita, nel 2500 a.C., il sole sorse nella Costellazione del Toro.

Sarebbe stato terribilmente assurdo per un Faraone costruire in quel tempo un monumento commemorativo a forma di Leone.
 

In effetti c’è solo un epoca nella quale la costruzione della Sfinge nella sua forma leonina sarebbe stata appropriata, è l’epoca del Leone, che ebbe inizio nell’undicesimo millennio a.C.

Una debole traccia; alcuni indizi che ci conducono nella preistoria, all’età della pietra; migliaia di anni prima dell’epoca che consideriamo come gli albori della civiltà umana.

E’ un discorso senza consistenza?
Assurdo?
Forse!

Ma secondo un altro ricercatore, Jonh West, con un approccio differente perviene a una conclusione simile.

Jonh West, autore ed  egittologo indipendente, riscontrò che le rocce di un ruscello di montagna, erose dall’acqua, hanno esattamente lo stesso aspetto dello sfondo roccioso della Sfinge e del suo pozzo; erosi dal tempo e dall’acqua.

Secondo West, non serve essere un geologo per osservare e scoprire le cause di quel deterioramento; solamente l’acqua scendendo copiosa sulla parete di recinzione può aver creato questi solchi arrotondati.

Acqua nel deserto del Sahara?

Qui non c’è stata alcuna pioggia degna di rilievo per 9 o 10.000 anni.
L’Età della Pietra è difficile da stabilire, ma per un geologo l’erosione della roccia le narra tutta la storia.

Quando il vento e la sabbia erodo i monumenti, si nota che la parte più tenera di roccia viene spazzata via e si creano creati dei solchi spigolosi.
Tutta la Piana di Giza mostra questo tipo di erosione ad eccezione della Sfinge.

La roccia della Sfinge e della sua recinzione, sembra essere stata erosa da secoli di pioggia torrenziale che lasciarono un profilo arrotondato, ondulato, dandole un aspetto molto diverso rispetto al resto dei monumenti della Piana. 
La scoperta di Jonh West è esplosiva e ci pone una domanda:
Quando è stata l’ultima volta in cui piovve così forte in Egitto?

Certamente non all’epoca dei Faraoni egiziani.

Ma se pensiamo all’acqua in Egitto, non potremmo attribuirla alle inondazioni delle acque del Nilo?
Jonh West asserisce  che se si fosse trattata dell’acqua del Nilo, l’erosione sarebbe più accentuata dal basso verso l’alto e non viceversa.

Cioè troveremo erosioni più profonde nella parte bassa e non in quella alta, come si può vedere osservando il monumento, e non ci sarebbero fessure così profonde come si possono vedere osservando la Sfinge.



I geologi considerarono valide le considerazioni di West e si schierarono dalla sua parte in contrasto con gli egittologi che fino ad oggi non hanno trovato alcuna valida obiezione alle sue conclusioni.

La Sfinge fu erosa da piogge torrenziali prima dei faraoni e delle loro Piramidi?

Quando risale l’epoca in cui tali piogge si riversarono sull’Egitto?

Sebbene ci siano stati molti altri periodi di umidità, emerge solo un’epoca curiosamente si collega al periodo in cui Bouval e Henkok hanno scoperto con la loro archeologia astronomica; quel tempo iniziale che hanno incontrato nei Miti e nei cieli.

Henkok ci racconta che questo tempo iniziale fu un periodo nella storia dell’umanità in cui la terra  attraversava sconvolgimenti senza precedenti.

Un tremendo cataclisma si verificò sulla terra 12,500 anni fa, al termine dell’ultima era glaciale.

C’erano stati 50 o 60 mila anni di condizioni relativamente stabili, con milioni di chilometri quadrati di ghiaccio che ricoprivano l’emisfero settentrionale.

Poi, improvvisamente, per ragioni che nessuno scienziato ha ancora completamente spiegato, tutto questo ghiaccio si sciolse in un lasso di tempo di 2000 o 3000 anni.

 
Un mondo dell’Era Glaciale era molto diverso da quello di oggi, quando una cappa di ghiaccio con uno spessore di un metro e mezzo ricopriva l’Europa e l’America settentrionale.

 La sua fine, concordano gli archeologici, provocò un cataclisma.

Potrebbe trattarsi del Diluvio di cui parla la Bibbia?


L’Egitto attraversò cambiamenti importanti e drammatici alla fine dell’Era Glaciale, in particolare intorno al 12.500 a .C., quando inondazioni molto alte, eccezionalmente alte, coprirono la piana alluvionale.

Fu la fine di tutto, sia nella piana del Nilo che nel delta in generale.

Il Mito parla di questa civiltà che ebbe inizio al termine del grande cataclisma.

Si tratta di quel tempo iniziale, di quella remota epoca degli Dei che viene ricordata dai Miti quando tutto ebbe inizio?

In realtà fu il tempo iniziale per la razza umana?

Ed è allora che i nostri ricordi incominciano?

Ci fu o non ci fu una genesi remota dell’Egitto e della razza umana?

Questi monumenti videro passare i millenni conservando i propri segreti in un maestoso silenzio?

Bouval e Henkok vedono rispecchiati i cieli  e le costellazioni nella Piana di Giza e dintorni.

Antichi astronomi scrissero ovunque una data stupefacente, non più in termini vaghi, ma senza possibilità di errore e nel dettaglio.

Dice Henkok che gli antichi astronomi di Giza si trovavano di fronte ad un orizzonte  ininterrotto di 360  gradi  che invitava all’osservazione del punto in cui  il sole e le stelle sorgevano.

Anche un altro riferimento richiamava la loro attenzione.

La linea nord-sud che divideva il cielo esattamente sopra la piramide di Cheope.

Osservarono le stelle mentre attraversavano questa linea e nel 10.500 a:C. le tre stelle della cintura di Orione assunsero lo schema che si rispecchia esattamente in quello delle tre Piramidi sul terreno.

Un ulteriore dettaglio.

Nel 10.500 a.C., il punto in cui il sole sarebbe tramontato fu visto dagli osservatori di allora proprio dove la cintura di Orione viene indicata, con incredibile precisione, da tre piccole Piramidi che stabiliscono esattamente il punto in cui le tre stelle tramotarono nel 10.500 a.C.


Ma se voi pensate che sia una coincidenza, c’è dell’altro.

Consideriamo quel unico giorno magico dell’anno in cui il passaggio nord-sud delle tre stelle della cintura di Orione coincide esattamente con il sorgere del sole.

In questo giorno speciale il sole sorge in direzione est.

 Oggi la Sfinge guarda alla costellazione dei Pesci. 

Ma spostiamo indietro nel tempo l’orologio della Precessione  e vediamo che cosa succede.

In quel momento speciale, nel 10.500 a.C.,  il sole sarebbe sorto in direzione est, esattamente allineato alla Sfinge nella costellazione  del Leone.

Quindi, è solo in questo memento, nella costellazione del Leone che la Sfinge avrebbe potuto osservare la propria immagine riflessa nel cielo!!!

Ma se questo non fosse ancora sufficiente, c’è dell’altro.

Perché la Sfinge è spostata alla destra dell’asse principale  est-ovest della Piramide di Crefren?

E perché quella strada inclinata verso sud rispetto ad essa?

Gli antichi costruttori di Piramidi non lasciarono nulla al caso.

Quindi qual è il significato di questo insolito spostamento?

La strada è spostata di 14 gradi, la Sfinge leggermente sulla sinistra.

Perché?

Il computer ci fornisce la risposta.

Mostra che questo è il punto in cui il sole sarebbe sorto.

Esattamente nella direzione della strada, 14 gradi verso destra.

Un perfetto allineamento con la strada stessa.

Ma cosa c’è qui?

A sinistra c’è la costellazione del Leone e quello che gli antichi videro fu che il sole sorgeva in direzione della strada e a sinistra la Sfinge, per metà sepolta e con la testa e le spalle che sporgevano al di sopra della sabbia.

 Nella stessa maniera in cui la costellazione del Leone sarebbe stata vista sorgere al di sopra dell’orizzonte con la testa e le spalle che sporgevano al di sopra della sua linea.

La Sfinge e le Piramidi si uniscono  a formare un gigantesco ologramma astronomico del cielo sopra l’Egitto, attorno all’anno 10.500 a.C..

In quella epoca e solo in quella epoca, i corpi celesti chiave, sono rappresentati con impeccabile accuratezza, visti da ogni angolo e direzione concepibile.

Se ricordiamo la splendida precisione con cui i costruttori delle Piramidi lavoravano, è impossibile attribuire a pura coincidenza questa complessità sincronizzata.

Quello che vediamo qui è un complesso architettonico che ci indica un’epoca precisa, riferita al periodo attorno al 10.500 a.C., quasi 8.000 prima della presunta data di inizio della civiltà egiziana.

Ogni civiltà possiede un Mito della Creazione, un inizio, ma gli Egizi furono estremamente precisi su quello che avvenne alle loro origini.

Ci dicono che la terra era completamente ricoperta dalle acque e la terra fisica, materiale, emerse da questo, formando un tumulo sul quale la Creazione ebbe inizio, sul quale ci fu una prima alba, un primo sorgere del sole.

E’ come se, ad esempio, chi costruì le Piramidi ripresentasse di nuovo quel momento.

Quel tempo degli Dei in una commemorazione del tutto normale, fissandolo, se vgliamo, in un’espressione grandiosa.

Ritengono che, se esistesse, il tumulo originario potrebbe essere questo: “Giza”.

In verità i testi si riferiscono all’area attorno a Giza , Eliopolis, come al  luogo in cui avvenne la Creazione.

Quindi dovremmo prenderli in parola.

Questi ricercatori indipendenti ritengono che la Sfinge possa veramente rappresentare realmente i resti fisici di quella  civiltà perduta che toccò questo luogo 10.500 anni fa.

Essi non pretendono che le Piramidi risalgano a quella epoca, quello che sostengono è che esse ci parlano di quella data remota.

Non c’è alcun dubbio  che gli antichi Egizi siano stati gli eredi di conoscenze e saggezze  ben più antiche.

L’antico Egitto credeva che ci fosse una volta un tempo iniziale, una genesi in cui regnavano gli Dei.
I più grandi complessi rituali sulla terra si ergono come monumenti  a quel credo.

La grande Sfinge costituisce forse un lascito di qualche civiltà a noi sconosciuta?

Le altre Piramidi furono costruite a caso come gli esperti  egittologi credono?

Oppure furono iniziate ancora prima degli albori della storia e poi trasmesse ai Faraoni perché le completassero?

Gli stessi antichi credevano in tale lascito, come oggi fanno Bouval e Hankok.

Esiste forse un indizio, un piccolo mistero anche nel museo di Berlino?

Un antico papiro, che si trova al museo di Berlino, ci racconta la storia di come Cheope, l’antico costruttore della grande Piramide, cercò ad Eliopolis una misteriosa scatola nera  che conteneva il numero delle camere segrete del  Santuario di Thot.

Che cos’era questa Arca di Thot?

Una miniera di saggezza antica di cui Cheope aveva bisogno per costruire la sua Piramide?

Thot, scriba degli dei e  guardiamo della loro saggezza.

Un’arca perduta, contenente il sapere di un passato ancora remoto?

Qualcosa del genere potrebbe essere sepolto dietro la porta segreta della Grande Piramide?

Tenendo in conto la cura che Cheope impiegò per nasconderla, deve averla considerata della massima importanza.

Oppure il segreto è nascosto qui, nel punto esaminato con il sismografo da Jonh  West.

Il sismografo ha rivelato che proprio fra le zampe della Sfinge c’è un grande ambiente sotterraneo che misura circa 12 metri per 15, a forma rettangolare ed è cinque metri sotto la superficie dello strato di roccia.

Mentre questi ricercatori autodidatti scoprono nuovi indizi che sfidano i dogmi di esperte autorità,  questi ultimi adottano un fronte comune di silenzio.

Viene bloccata qualsiasi indagine sulle camere segrete o su qualche simbolica Arca perduta.

Forse, nessuno vuole risvegliare vecchie voci trasmesse nel presente e nel passato.

Gli antichi Greci scrissero che i Sacerdoti egiziani rivelarono di una civiltà esistente prima della loro; la chiamarono Atlantide.



Se vuoi saperne di più, visita il nostro Blog .
E se vuoi conoscere persone  interessate e curiose come te sull’origine della Storia umana e sui misteri dell’Antico Egitto, e che come te amano avventurarsi sia fisicamente che intellettualmente in quel magico mondo, non esitare:
contattaci ora.
Potrai viaggiare  con noi alla scoperta di luoghi affascinanti e incantati e ti sembrerà di tornare indietro nel Tempo.

per saperne di più sui nostri favolosi viaggi, visita i nostri siti:

Per ulteriori informazioni cercaci su google:
-  www.facebook.com/ViaggiInEgitto
-  egitto-viaggi.blogspot.it

  oppure scrivi a: viaggi.laquesabe@gmail.com    o  bielefrute@hotmail.it
o telefona al:    338.5956833





mercoledì 20 febbraio 2013

PIRAMIDI IN EGITTO - GLI ANTICHI EGIZI E LE STELLE


Gli studiosi come Bouval e altri, hanno rivolro l'attenzione sulle piramidi in Egitto e non solo.




Gli studiosi dicono che gli antichi Egizi non avevano un’alta conoscenza dell’astronomia,  ma, sul soffitto del Tempio di Dendera troviamo il famoso firmamento con le costellazioni e i vari pianeti  e quindi possiamo pensare che essi avessero una grande conoscenza del cielo; quello che si può osservare è la perfezione, la bellezza ed il fascino che questo alto rilievo ci mostra.


Qui possiamo osservare le varie costellazioni zodiacali: si vede molto bene il Leone, i Pesci, il Toro e la costellazione di Orione con la Stella Sirio., collegate alle piramidi in Egitto.

La posizione odierna delle stelle nel cielo non è la stessa di quello che appare a Dendera, nei tempi antichi.

 Questo è dovuto ad un fenomeno che si chiama Precessione, che possiamo vedere bene nelle piramidi in Egitto.

Non soltanto la terra ruota ogni giorno ma gira anche attorno al suo asse in una grande oscillazione ogni 26.000 anni come una testa gigantesca.

Dalla terra questa lenta oscillazione fa si che le costellazioni ci appaiono come se viaggiassero attraverso i cieli e attraverso le epoche.

Robert Bouval dice che gli egittologi e gli studiosi dei geroglifici, ignorano la Precessione, ma senza di essa alcuni misteri delle piramidi in Egitto  non possono essere risolti.

 Perché è proprio la Precessione che sarà la chiave che svelerà gli enigmi delle Piramidi in Egitto.

La precessione cambia l’altitudine delle stelle che noi vediamo mentre girano nel cielo ogni notte.

Chiunque potesse osservare, vedendo i millenni passare sopra la propria testa, potrebbe scorgere le costellazioni sorgere e tramontare ogni 26.000 anni con il lento ondeggiare dell’oscillazione terrestre.

La costellazione di Orione rappresentava per gli antichi Egizi una divinità e può spiegarci come essi modellarono i fori nella Grande Piramide.

Per gli antichi Egizi, Orione era Osiride il grande Dio della risurrezione.

Usando un programma computerizzato, Bouval e Henkok riuscirono a risalire al cielo sopra l’Egitto nel 2.500 a.C. e, con grande sorpresa fecero una grande scoperta: 
nel 2500 a.C. il foro della camera del Re era orientato verso Orione, il Dio Osiride. nelle loro piramidi in Egitto.

Sulla sinistra di Orione si vede la grande stella Sirio.


Per gli antichi Egizi era la Dea Iside, la sposa di Osiride.

Se il foro della camera del re era puntato sulla costellazione di Orione, quello nella camera della Regina era orientato su Sirio, la Dea Iside.

Così gli Egizi costruivano questi canali verso le stelle, queste vie di comunicazione verso le loro divinità, Iside e Osiride, i loro Dei della Vita dopo la morte e della risurrezione.

Per gli antichi Egizi l’avvento di Osiride e quello della sua fedele consorte Iside, migliaia di anni prima degli albori della storia, annunciava la nascita dell’Egitto.

I Faraoni credevano sinceramente di essere figli degli Dei, ed è qui  che Hankok e Bouval individuano la funzione dei fori: paiono un percorso per indirizzare il Faraone, dopo morto, verso il suo posto fra le stelle.

Quando un Faraone moriva il suo corpo veniva mummificato e preparato come Osiride e la sua anima era pronta ad ascendere al cielo.

Ma prima che ciò potesse accadere, il Re morto doveva assicurarsi che il potere del divino governo venisse trasmesso a suo figlio, Horus vivente.

Questo avveniva in una cerimonia chiamata “l’apertura della bocca”, durante la quale si usavano degli attrezzi particolari per aprire la bocca della mummia e riportarla in vita.

Dice Henkok che la scoperta di Bouval è stata una vera innovazione.

Questi monumenti erano rimasti muti per quasi 5000 anni, ma attraverso la comprensione ed il significato dei fori hanno cominciato a svelarsi, ma è nato un altro problema.

A Bouval interessa notevolmente la piana di Giza, dove, egli dice, che ogni cosa testimonia un grande progetto unificato, un progetto generale.

Una cosa lo lascia perplesso.

Il fatto che ci troviamo di fronte a tre Piramidi, due delle quali sono di dimensioni quasi identiche e sono erette lungo una linea diagonale; ma la terza Piramide è molto più piccola e sorge leggermente spostata alla sinistra di questa linea diagonale.

Perché?

Che cosa cercavano di fare i costruttori delle Piramidi?

La Piramide più piccola è del Faraone Macerino, figlio del faraone Cheope.

Ma perché, se Micerino era ricco e potente quanto suo padre si è accontentato di una Piramide molto più piccola e  l’ha eretta spostandola sulla sinistra?

Bouval scoprì l’arcano, per caso, mentre era seduto nel deserto di notte con un amico e questi gli mostrò come la stella Sirio sorgesse e poi, puntando un dito verso il cielo gli mostrò la cintura di Orione, proprio sopra le loro teste.

 Gli fece notare come le tre stelle della cintura fossero in fila e come la più alta, la più piccola, fosse spostata sulla sinistra.

Improvvisamente Bouval capì  il significato delle tre piramidi in Egitto, quelle della Piana di Giza.di Giza.

Per quanto incredibile possa apparire, l’aver trovato la correlazione fra la costellazione di Orione e le tre Piramidi di Giza fu solo l’inizio di una splendida avventura.

Bouval cercò un progetto più ampio.

Scoprì che gli Antichi avevano dato nomi astrali ad altre Piramidi della Quarta dinastia:
una a Abu Roash e una a Zawyat al-Aryan; poi controllò il progetto generale e rimase sconcertato.

La Costellazione di  Orione, il Dio Osiride era situata nel cielo così come sulla terra, ma per quanto stupefacente potesse essere l’immagine che ne derivava, qualcosa non quadrava.

Gli Egizi facevano corrispondere il Nilo con la Via Lattea nel cielo e le Piramidi con Orione.

Ma quella non era la posizione che entrambi avevano nel 2500 avanti Cristo, al tempo in cui le Piramidi furono costruite!

Non c’era corrispondenza alcuna con quanto Bouval vedeva sul terreno, o forse il suo computer stava considerando un’epoca errata?

Doveva andare ancora più indietro nel tempo, al Zep Tepi, all’inizio del Tempo, che gli Egizi ricordavano come migliaia e migliaia di anni lontani nel passato,  quando regnava Osiride, il primo Re dell’Egitto?

A quando far risalire il Tep Zepi?

A quando far risalire questo Tempo iniziale?

A causa della Precessione anche le stelle hanno un Tempo iniziale.

Il Tempo iniziale di Orione si situa nel 10.500 avanti Cristo.

Dove stava andando Bouval? 

Indietro nel tempo……………………..


per saperne di più sui nostri favolosi viaggi, visita i nostri siti:

Per ulteriori informazioni cercaci su google:
-  www.facebook.com/ViaggiInEgitto
-  egitto-viaggi.blogspot.it
  oppure scrivi a: viaggi.laquesabe@gmail.com    o  bielefrute@hotmail.it
  oppure telefona al:  338.5956833