venerdì 15 febbraio 2013

LE PIRAMIDI EGIZIANE, OVVERO GLI ANTICHI EGIZI E LE STELLE

Quale è la verità che custodiscono le piramidi  egiziane e sulla Sfinge in Egitto?

Tre ricercatori indipendenti, Bouval, Hankok e Jonh West, che che studiano da molti anni le piramidi egiziane lo spiegano in questo scritto.



Agli albori della storia, 13 milioni di roccia compatta, sufficiente per costruire l’intera città di Londra, furono trainate attraverso il deserto per costruire le Piramidi egiziane e la Sfinge.

Nel corso di decenni da queste rocce l’uomo creò monumenti capaci di rendere, al confronto, minuscoli San Pietro o l’Empire State Building.

Le piramidi egiziane di Giza e la grande Sfinge, in Egitto, meraviglie del mondo antico,  sono avvolte nel mistero.

Chi le costruì?
Da quale visione fu guidato?

Gli esperti sostengono che le Piramidi egiziane e la Sfinge  furono erette circa  4500 anni fa per essere le tombe di Faraoni deceduti.

Ma quanta concretezza hanno, in realtà, le prove che legano questi monumenti a Chefren, al re Cheope e al suo periodo?

Frank Domingo esperto in identificazioni di polizia, ha paragonato l’unica statua conosciuta di re Chefren con il volto della Sfinge.


I suoi manuali di identificazione di polizia sono usati in tutto il mondo; la sua opinione ha una certa rilevanza.

Egli trasse la sue conclusioni dopo uno studio attento e meticoloso.

Frank Domingo: “ Dopo aver passato in rassegna tutte le misurazioni, tutti gli angoli e le proporzioni, ho concluso che la Grande Sfinge non riproduce lo stesso individuo della statua del Faraone Chefren. “

Fin dal 1993 l’autorità degli esperti è stata messa in discussione, mentre una nuova stirpe di ricercatori, che impiega metodi ad alta tecnologia, solleva dubbi sulle teorie acquisite, presentando delle prove che non possono essere ignorate ulteriormente.

John West: “Quello che è qui in gioco è l’intera storia della civiltà; non possiamo essere passati direttamente dall’uomo delle caverne all’uomo intelligente di oggi, con le sue bombe all’idrogeno e il suo dentifricio a strisce.”

Hankok: “Non ho dubbi del fatto che gli antichi Egizi fossero gli eredi di conoscenza e di saggezza più antichi. E’ assurdo sostenere, come fanno gli egittologi, che questi monumenti siano stati la creazione dell’infanzia di una civiltà. Questi monumenti, secondo me, sono l’approdo di qualcosa, non il suo inizio.

Robert  Bouval: “Abbiamo l’intrinseco aspetto astronomico delle Piramidi, e abbiamo l’allineamento astrale dei fori. Tutti questi indizi ci suggeriscono che la risposta non è qua giù, ma in cielo.”

Diversamente dall’egittologia convenzionale, Roberto Bouval e Graham Henkok, non cercano dei manufatti nel terreno, la loro ricerca verte su le Piramidi egiziane
La loro archeologia impiega i computer per ricostruire i cieli di epoche passate.
L’intero ordinamento delle stelle ci riporta al 10.500 avanti Cristo.

Il ricercatore John West ha applicato la geologia per pervenire ad una simile conclusione.
Questa scienza indica che la grande Sfinge di Giza è stata erosa da molti secoli di pioggia incessanti.
Ma quando caddero queste piogge in Egitto?
Non durante gli ultimi 12.000 anni.

I geologi, con grande disappunto degli egittologi, si sono schierati con Jonh West.
“L’intera questione dell’erosione è stata sempre lì, in piena vista.

Perché nessuno l’aveva notata prima?

Nessuno l’ha cercata.
E’ come quando cercando delle patate potresti attraversare un campo pieno di diamanti e vi vedi soltanto delle brutte pietre lucenti. 
Così gli aspetti geologici furono semplicemente dati per scontati.
Nessuno li cercò.   Nessuno li trovò.”   Jonh West

Potrebbe questa civiltà essere più antica di quanto noi crediamo?

Un civiltà avanzata e sconosciuta esistita all’età della pietra?

Gli egittologi fissano la data del 300 avanti Cristo circa, come l’inizio improvviso della storia egiziana.
Prima di allora, sostengono, vi furono soltanto dei primitivi migratori dell’età della pietra provenienti dal deserto del Sahara, che popolarono la Valle del Nilo.

Bouval: “Gli egittologi hanno ben pochi mezzi per stabilire la cronologia dell’Antico Egitto.
Ma l’elenco dei Re di Abidos è uno di questi. 
Sulle pareti del Tempio di Abidos  possiamo vedere il Faraone Seti I mentre dice al figlio Ramsess II:
 “ Osserva figlio mio, questa è la gerarchia di tutti i Re dell’Egitto che risale fino a Menes, il primo Re dell’Egitto dinastico”.
Ma gli egittologi si fermano qui, al 3000 avanti Cristo, senza prendere in considerazione l’altro lato della parete, in cui  Seti I dice al figlio Ramsess II:
 “Questo è ciò che accadde molto prima del Regno di Menes, tante migliaia di anni fa, quando la terra d’Egitto era governata da Dei e da Semi-Dei”

Secondo i libri di testo, l’Egitto era appena uscito dall’età della pietra, quando improvvisamente divenne in grado di produrre queste stupende strutture enormi e perfette.

E tutto questo a che scopo?
Per coprire il corpo di un Re deceduto?

Questa teoria di solo tombe, non ha senso.
E nonostante cento anni di ricerca scientifica  molte domande di importanza vitale non hanno ancora trovato risposta.

Ad esempio tre soli Re dell’antica dinastia faraonica costruirono tutto questo, in un arco di tempo un po’ più lungo della durata di una vita.

Quale scintilla li spinse a costruire  in uno stile diverso da tutto quello che veniva prima e venne dopo?

Secondo Hankok i monumenti di Giza hanno delle caratteristiche davvero insolite.

Ad esempio essi sono disposti con precisione impressionante a cavallo del trentesimo parallelo.

E’ una semplice coincidenza o è possibile che gli antichi Egizi conoscessero le dimensioni esatte della terra?

Inoltre, sorprende che queste strutture gigantesche siano allineate esattamente secondo i punti cardinali, perfettamente est-ovest ed altrettanto, nord-sud.

La precisione di questi allineamenti è inquietante,  e non è stata raggiunta in nessuna costruzione moderna.

Come è possibile che possa essere stata applicata quasi 5000 anni fa?

500 anni fa la nostra civiltà non era neppure sicura che la terra fosse sferica e solo 300 anni fa, fummo certi dell’esatta dimensione della terra.

Ma, gli antichi Egizi, sapevano, perché la Grande Piramide si rivela essere un modello matematico dell’emisfero settentrionale  su scala di 1:43200.

Non un numero a caso, quindi, ma una cifra che gli astronomi conoscono grazie al fenomeno che chiamano Precessione, collegato al lento movimento dell’asse terrestre.

La Grande Piramide incorpora il valore trascendente di “P Greco”, che esprime il rapporto fra la lunghezza della circonferenza e il suo diametro e che sta alla base di tutta la matematica applicata.

Secondo Robert Bouval, è evidente che ci troviamo di fronte ad un sistema avanzato di matematica e tecnologia  in un periodo che si supponeva che ciò non esistesse.
E per raggiungere questi risultati  i costruttori dovettero applicare una inclinazione di 52 gradi.
Qualsiasi altra pendenza non avrebbe funzionato.

Possono tutte queste cose essere pura coincidenza?

Per Henkok la precisione di questi monumenti è ossessiva.

Prendiamo la Grande Piramide.
Ogni lato del quadrato di base misura 230 mt.,  ma la variazione nella lunghezza  è di appena 13 cm.
Ciò significa solo lo 0,01%.
Questa incredibile precisione potrebbe far crollare le capacità di una moderna squadra di costruttori.

Come può essere stata raggiunta da gente primitiva appena emersa dall’età della pietra?

Eppure secondo gli egittologi le Piramidi non meritano affatto di essere prese sul serio nella loro accuratezza.
Secondo gli egittologi gli antichi Egizi usavano delle rampe grossolane, avevano schiavi come manodopera,  e non riuscivano a decidere neppure in quale direzione all’interno della Piramide dovessero seppellire il loro Re morto.

Proprio in fondo alla Piramide incontriamo una camera sotterranea. 
Per consenso accademico la consideriamo la camera funeraria originaria, che per qualche oscura ragione venne abbandonata per costruire un’altra, 40 metri più in alto, quando un ulteriore cambiamento del progetto fece abbandonare questa camera della Regina per costruire la camera definitiva del Re, errore dopo errore.

Robert Bouval, essendo un ingegnere, osserva che la tenuta delle giunzioni è ottima, non si può inserire neppure una sottile lametta.
Questa, dice, è sicuramente la prova di una tecnologia molto avanzata e di una progettazione molto rigorosa.
Queste non erano genti che usavano schiavi come manodopera e facevano errori grossolani.
E non erano certamente genti che cambiavano facilmente idea sulla  disposizione della camera funeraria all’interno  di una Piramide.
Cambiare il progetto interno una sola volta è follia edificatoria.
Cambiarlo non una sola volta ma due, è inconcepibile.

Graham Henkok, fa osservare che alcuni dei massi disposti nella parte alta del corpo Grande Piramide, pesa ognuno tanto quanto 100 automobili, e gli egittologi rimangono stranamente imperturbabili di fronte a questo fatto.

Robert Bouval è un ingegnere e dice che per sollevare massi di queste dimensioni a queste altezze, è necessaria una gru speciale.

Come è possibile che un popolo che non aveva quel tipo di macchinari, neppure la più semplice delle pulegge e che usava semplici attrezzi di rame,  abbia potuto farlo?

I manuali ci dicono che queste Piramidi erano tombe reali.
Eppure nessuna mummia è stata ritrovata a Giza; nessuna iscrizione; nulla.

Inoltre i Re della Quarta dinastia costruirono due  tipi di Piramidi.
Perché?

Volevano forse essere seppelliti contemporaneamente in entrambe?

E perché nessuno di loro lasciò delle iscrizioni?

E perché nessuno di loro chiarì ai posteri di esserne il proprietario?


La stanza o la camera dei re, santo dei santi, stanza dai molti misteri.
Tutto ciò che contiene è uno scrigno di granito vuoto.
Il sarcofago è liscio e ben levigato, uniforme.

Lo statunitense Kriss Dank, esperto di perforazioni ci racconta che questo è un oggetto incredibile. E’ un mistero.
Come hanno fatto a costruirlo?

La tipica maniera primitiva di farlo sarebbe stato impiegando una sega a staffa, un trapano ad archetto. Si sarebbero fatti strada con l’attrezzo nel blocco gettando della sabbia e un diamante.

Secondo lui questo sistema sarebbe stato troppo lungo, sarebbe durato troppi anni.
Secondo lui gli antichi Egizi devono aver usato un attrezzo a motore, come un trapano.

Trapani a motore?

Questa sembra essere una conclusione piuttosto azzardata.

Eppure il mistero permane.
Gli antichi Egizi sapevano lavorare il granito e persino la diorite, la pietra più dura esistente in natura, come se fossero di burro.
Trapanavano estraendo con facilità la parte interna di un vaso di diorite, là dove gli attrezzi moderni non riuscirebbero.

Ma la camera del Re nasconde un altro enigma.

Scavati attraverso le pareti e modellati con la precisione di una bocca da fuoco, troviamo dei fori. Sono per la ventilazione, ci assicurano gli egittologi.
Ma in nessun modo questi avrebbero potuto essere dei fori di ventilazione.
Il dettaglio di progettazione è troppo complesso.
 Essi rimontano su un piano inclinato proprio fino all’esterno della Piramide.
Devono aver avuto una funzione molto più elevata.

Questo sospetto venne confermato nel marzo del 1993, quando l’ingegnere tedesco Rudolf Ghentebrik, esplorò il foro meridionale della camera della Regina con un minuscolo apparecchio fotografico automatico ad alta tecnologia.

 Egli riscontrò che era bloccato da una porta in pietra con cardini in metallo.
Una camera che gli antichi Egizi si accertarono di nascondere ad occhi indiscreti.
La porta non venne mai aperta.
Altri fori non ostruiti si aprivano verso il cielo.
Quindi quale vera funzione avrebbero potuto avere?

Un indizio era stato fornito negli anni 60, quando alcuni astronomi dimostrarono che essi erano orientati con estrema precisione verso le stelle.

Un foro puntava su Alfa Draconis, la stella polare dell’epoca delle Piramidi.
Un altro era orientato verso l’Orsa Minore.

Forse l’Astronomia potrebbe essere in grado di far luce sulla faccenda? 
(segue alla prossima puntata…….)


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venerdì 8 febbraio 2013

VACANZA IN EGITTO: COMUNICATO AMBASCIATA EGIZIANA IN ITALIA



(estratto del comunicato dell’Ambasciata egiziana in Italia sulla vostra vacanza in Egitto)

“L’Egitto è considerato uno degli ambienti più ricchi per importanza terapeutica grazie alle virtù delle sue risorse naturali e al clima caldo e secco. La vacanza in Egitto è una tra le più belle.

Il territorio egiziano vanta la presenza di diverse sorgenti sulfuree e minerali, oltre alla miracolosa e salutare sabbia nera che si trova vicino alla città di Safaga.

L’Egitto ha guadagnato una notevole posizione nella mappa turistica, non solo grazie al fatto di possedere numerosi monumenti storici, ma anche grazie alla varietà di opzioni che offre ai turisti per la loro vacanza in Egitto.

Le enormi risorse dell’Egitto lo hanno fatto diventare una delle destinazioni mondiali più famose che offrono trattamenti medici naturali sotto la supervisione di medici specializzati e dei loro staff.

Bagno nella sorgente calda all'Oasi di Baharia
Ecco i luoghi preziosi della vostra vacanza in Egitto.

HELWAN si trova a 30 Km. dalla città del Cairo, ad est del fiume Nilo e a circa 40 metri sotto il livello del mare.
Il clima di Helwan è secco e mite; la percentuale di umidità è di circa il 58%.
Qui sono presenti numerose sorgenti sulfuree e minerali.

OASI DI BAHARIA.
Presenta circa 400 sorgenti di acqua calda e fredda.

Le ricerche scientifiche condotte dalle Università egiziane e straniere hanno provato che l’acqua presente nell’Oasi è utile per il trattamento e la cura dei reumatismi e di diverse malattie dell’epidermide.

L’Oasi è famosa fra i turisti europei, i quali prediligono la sorgente di Halfa e le sue calde acque che raggiungono i 30° centigradi e a volte anche i 40° centigradi.

Beshmo è uno dei siti archeologici più famosi dell’Oasi di Baharia, perché ospita due sorgenti d’acqua; una calda e l’altra fredda, che nascono entrambe dallo stesso ruscello proveniente dalla profondità della rocce, speciale per una vacanza in Egitto..

OASI DI SIWA.
Questa Oasi è considerata la più bella Oasi del Deserto Occidentale.
E’ l’Oasi della bellezza, della poesia ed il paradiso degli artisti.

Le dune di sabbia, le palme e gli ulivi sono disseminati in tutta l’Oasi oltre ai numerosi pozzi e sorgenti.

L’Oasi di Siwa si trova a circa 300 Km. ad ovest di Marsa Matrua ed è il luogo migliore per le cure termali in Egitto.

Siwa è famosa per il clima mite, l’aria pura e il cielo blu. Qui sarà molto bello passare le vostre vacanze in Egitto.

MONTE EL DAKRROR
Questo monte si trova a sud ovest dell’Oasi di Siwa.

Gli abitanti di Siwa ritengono che la montagna sia un luogo sacro e ogni anno, nel mese di Ottobre, dopo la stagione del raccolto, vi tengono una manifestazione che dura 3 giorni ed alla quale hanno l’obbligo di partecipare tutti gli abitanti della vallata.

L’area montana è molto famosa per i trattamenti terapeutici che curano i reumatismi, dolori artritici e la debolezza.

Il monte El Dahrror è famoso anche per i bagni caldi di sabbia (sabbiature) per un determinato periodo di tempo durante il giorno.

Questo particolare tipo di trattamento riscuote molto successo tra gli arabi ed ultimamente anche tra altri stranieri.

SORGENTI CALDE
Nel territorio dell’Oasi di Siwa sono presenti numerose sorgenti utilizzate a scopi terapeuti.

L’acqua delle sorgenti calde cura numerose malattie come la psoriasi, i reumatismi e malattie del sistema digestivo.

La sorgente più famosa è quella del pozzo Kegar, la temperatura dell’acqua al suo interno raggiunge i 67° centigradi.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che l’acqua contiene numerosi minerali simili a quelli che si trovano presso il famoso centro benessere Carlo Vefari, nella Repubblica Ceca.

LA NUOVA VALLATA
E’ uno dei governatorati più grandi dell’Egitto.

La sua area ricopre circa il 37.6% dell’intero territorio egiziano.
La storia dell’Egitto è immersa nella Nuova Vallata: sono presenti monumenti che vanno dall’Antico Egitto all’epoca Tolemaica, a quella Romana, dal periodo Copto a quello Islamico.

La popolazione della Nuova Vallata ci tiene a mantenere gli antichi usi e costumi e si cimenta in diverse industrie locali e nell’artigianato.

Il clima è secco, c’è sempre il sole e non c’è traccia di inquinamento dell’aria.

L’area sabbiosa include alcune delle più rare specie di piante utilizzate a scopi curativi.

Sono inoltre presenti sorgenti e pozzi naturali, la cui acqua raggiunge i 34° centigradi.

La nuova Vallata presenta numerosa piante ed erbe che possono essere utilizzate nel trattamento di numerose malattie, come la Nepeta Caparia o il Karkadè.

Tali erbe vengono utilizzate per la cura dei reumatismi.

La nepeta caparia è utilizzata soprattutto nella cura delle malattie dell’apparato digestivo.

La pianta della canna da zucchero è utilizzata nel trattamento del diabete.

OASI DI KHARGA  -  I POZZI BEAULAC
Questi pozzi sono localizzati a circa 1000 metri nel sottosuolo con una temperatura di 28° centigradi.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che le loro acque contengono minerali di grande importanza medica.

Le dune di sabbia sparse nel deserto sono utilizzate per le infiammazioni attraverso la sepoltura delle zone malate sotto la sabbia per un determinato lasso di tempo.

OASI EL DKHLA  -  I POZZI MUT
Mut è la capitale dell’Oasi.
I pozzi sono a circa 3 Km. dalla città e raggiungono una profondità di 1224 metri.
La temperatura dell’acqua è di 43° centigradi.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che le acque contengono minerali utili per la cura dei reumatismi, della psoriasi e dei dolori articolari.

L’area è accessibile anche in automobile.

                      


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venerdì 1 febbraio 2013

MILIONI DI ANNI FA IL DESERTO DEL SAHARA ERA UN OCEANO

Campioni provenienti dalle profondità oceaniche contenenti sabbia trasportata dal vento indicano il momento del inaridimento del deserto del Sahara.  Tremilioni di anni fa.

Conchiglie di acqua dolce dimostrano che 90 mila  anni fa un’oscillazione dell’asse terrestre ha creato laghi giganteschi e fiumi,  rendendo il Sahara fertile come avviene ogni 20 mila anni.

Perline colorate costruite con uova di struzzo, trovate in una sito archeologico nell’Egitto meridionale, indicano che 7000 anni fa il Sahara ha goduto la sua ultima esplosione di vita prima di ritornare ad essere un deserto.

I segreti del Sahara sono stati finalmente svelati.

Abbiamo visto come il deserto del Sahara fosse un luogo molto diverso da come lo conosciamo noi oggi.

C’erano foreste lussureggianti e molti animali e piante.

Questo è successo molte volte nel corso della sua storia,  indipendentemente dallo spostamento delle masse continentali e dai movimenti astronomici.

5 mila anni fa  il passaggio climatico da un Sahara ricoperto d’acqua e ricco di vegetazione ad un Sahara molto più secco è avvenuto in uno o due secoli.

Gli scienziati sapevano che il Sahara era in perenne mutamento  ma ora per la prima volta hanno la percezione di quanto in fretta sia cambiato.

Appena l’oscillazione terrestre ha spostato la fascia delle piogge, il ritorno al deserto è stato rapido e mortale.

Era ricoperto di foreste, di laghi e di paludi.

Come è stato possibile che quel posto diventasse un deserto?

Geologi, e climatologi se lo sono domandato e se lo domandano ancora e le risposte  non sono ancora del tutto esaurienti.

Gli scienziati sapevano che dei laghi giganti ricoprivano la maggior parte del deserto ma non avevano prove che fossero collegati fra loro.

 Erano vaste ed isolate pozze d’acqua piovana o si trattava di un sistema di fiumi interconnesso così come suggeriscono le immagini radar della NASA?

Nel 2009 gli archeologi hanno fatto una straordinaria scoperta a sostegno della teoria dei fiumi sotterranei.

Degli utensili di pietra sono stati ritrovati nei siti archeologici non lontani dai mega laghi e questo è senz’altro il primo passo per identificare le sponde dell’antico lago.

Sul luogo si trovano numerose conchiglie di acqua dolce e anche questo è un buon indizio della presenza di un antico lago.

Ora dobbiamo capire cosa può aver asciugato l’acqua dei mega laghi.

Si trovano anche numerosi resti ossei di antilopi e altri piccoli animali, quindi quando il deserto era verdeggiante era popolato da animali.

In diversi siti, sono stati trovati antichi utensili dell’età della pietra finemente lavorati che suggeriscono l’idea che migliaia di anni fa sulle sponde di questi laghi l’uomo aspettava le prede e poi le cacciava.

Ma 90 mila anni fa c’è stata una svolta decisiva non solo per il Sahara ma anche per l’intera umanità.

Gli scienziati, che stanno ricostruendo la storia del Sahara, hanno scoperto una vicenda interessante.

40 milioni di anni fa il Sahara era ricoperto dall’Oceano.
3 milioni di anni fa si è trasformato in deserto.
Da allora oscilla tra l’essere una distesa verde e una landa desolata, ogni 20 mila anni.

Ora gli scienziati si rivolgono ad un passato geologico più recente, gli ultimi 10 mila anni fa, per scoprire quanto velocemente questo deserto possa cambiare.

In alcuni siti archeologici nel deserto del Sahara libico ed egiziano, sono state trovate delle piccole perline fatte di uova di struzzo, che fa pensare che qui dovevano esserci degli struzzi, un tempo.

I  resti di queste comunità fa pensare che non fossero delle tribù nomadi ma che fossero stanziali.

Gli archeologi sottoposero le perline fatte con uova di struzzo all’esame del carbonio 14  ed il risultato fu che sono vecchie di 7 mila anni; ciò significa che 7 mila anni il più implacabile deserto della terra ospitava vita umana, vegetale ed animale.

Questa è la più clamorosa dimostrazione dell’ultima esplosione di verde del deserto.

Nei diversi siti sparsi nel deserto del Sahara gli scienziati hanno dissotterrato  simili prove di vita. Resti di elefanti, gazzelle, ippopotami e coccodrilli.
Sorprendenti dipinti murali nelle grotte mostrano  perfino uomini che nuotano.
Altrove sono state trovate ossa umane, seppellite con cura in cimiteri vicino ai laghi.

Le analisi di queste ossa rivelano che risalgono ad un periodo compreso fra i 10 mila ed i 7 mila anni fa.
La domanda che ora gli scienziati si pongono adesso è : quanto velocemente il Sahara si è trasformato da un luogo generoso  ad uno completamente arido?


I fossili marini trovati in Europa e in Africa, sono la prova che  un enorme mare si estendeva almeno per mezzo mondo e collegava l’Asia all’Oceano Atlantico.
Questo Oceano era chiamato: Oceano Tetide e sommergeva la maggior parte del Sahara.


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Il mistero è come e quando questo lussureggiante mondo sottomarino si sia trasformato in quel arido deserto che vediamo oggi.

La risposta non si trova nei modelli climatici ma nella geologia.
L’intero continente africano si regge su un gigantesco pezzo di crosta terrestre detta placca tettonica che 40 milioni di anni fa, nell’era geologica chiamata Eocene, era in movimento.

A Wadi  Al-Hatan si trova nel Deserto Occidentale egiziano e precisamente nella regione del Fayoum, a circa 250 chilometri dal Cairo, nei pressi del lago Qarun.

I paleontologi sono a conoscenza di questa zona come luogo dove si trovano le più rare collezioni fossilifere comprendenti numerosi tipi di mammiferi con placenta, diverse specie di pesci, rettili e invertebrati marini.
In particolare, nella valle di Zeuglodon , a ovest del lago, si trova il sito chiamato la Valle delle Balene dove si sono rinvenuti i resti fossili dei generi BasilosaurusProzeuglodon  e Drudon , antenati estinti degli attuali Cetacei.


Nel 2005 il  Wadi  Al-Hitan ( in italiano: la Valle delle Balene ) è stata iscritta nel “Patrimonio naturale dell’Umanità” gestito dall’UNESCO.
Sul sito dell’UNESCO (http://whc.unesco.org/en/list/1186 ) si legge la motivazione per la quale questo luogo è stato inserito nel prestigioso elenco:
“ Wadi Al-Hitan è il sito più importante del mondo[...] per quanto riguarda l’evoluzione delle balene[...].
Il sito ha un valore che supera  quello di siti consimili per il numero, la concentrazione e lo stato dei fossili, oltre che per la facilità d’accesso e la bellezza del paesaggio in cui si trova....”


In questo punto l’Africa si scontra con l’Europa chiudendo l’Oceano Tetide.

Ma la placca africana continua a muoversi così il nord Africa viene spinto in su e l’Oceano Tetide arretrava.
Ora l’intera area del nord Africa è emersa, è terraferma.

Le balene di Wadi While sono bloccate e intrappolate in pozze d’acque sempre più piccole.

Il mortale Sahara ha fatto le sue prime vittime.
I viaggi che la nostra Associazione ha in programma, ci porta anche nella Valle delle Balene, nel Gifl Ghebir, nel Feyum, a Siwa,………
Se vuoi saperne di più, contattaci e visita il nostro sito.                 Le mie foto
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lunedì 10 dicembre 2012

FLORA E FAUNA DEL DESERTO: CAMMELLI E DROMEDARI

La flora e fauna del deserto è molto ricca nonostante si possa pensare il contrario.

Fra la flora e fauna del deserto, l'animale più caratteristico è senz'altro il cammello/dromedario.
Il cammello/dromedario a prima vista sembrerebbe una bizzarria della natura e sembrerebbe strano che un animale così grande possa appartenere alla flora e fauna del deserto..

Difatti esso ha un corpo massiccio sostenuto da gambe esili, ha le gobbe, l’andatura sgraziata e l’indole irritabile… eppure senza i cammelli il Sahara sarebbe stato molto diverso e molto meno pittoresco.

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Le atmosfere del passato di questa terra rivivono nel mercato dei cammelli che si tiene ogni mattina, nel villaggio egiziano di Birqash, appena fuori dalla città del Cairo, sulla strada che porta verso il deserto occidentale.

In questo mercato, come mille anni fa, compratori e venditori contrattano l’acquisto delle bestie più apprezzate e più ostinate   della flora e fauna del Sahara.

I cammelli un tempo erano diffusi su vaste aree della terra.

Oggi i Camelidi vivono in ambienti inospitali ed estremi, come i deserti e le alte montagne e li possiamo annoverare fra la flora e fauna dei deserti del mondo.

Esistono due specie di cammelli: il cammello battriano (Camelus bactrianus) e il dromedario (Camelus dromedarius). 
Il primo fa parte della flora e fauna dei deserti freddi dell'Asia Centrale, nelle steppe mongole e nel deserto del Gobi. 
La sua caratteristica è di avere due gobbe sul dorso, di possedere un corpo massiccio e pesante, di avere una pelliccia molto folta e le zampe e il collo sono corte rispetto al dromedario.
Diversi branchi di cammelli battriani vivono ancora allo stato selvaggio e sono difficilmente addomesticabili. 
Un tempo diffusi su vaste aree della Terra, i Camelidi vivono oggi in ambienti inospitali, come i deserti e le alte montagne.


Il dromedario, invece, lo si trova solo allo stato domestico.
A differenza del cammello battriano il dromedario ha una corporatura snella, il collo e le zampe sono lunghe, il pelo è corto e ha una gobba sola.

Che cosa hanno in comune i cammelli che vivono nei deserti dell’Asia e dell’Africa con i lama delle montagne e delle steppe sudamericane?

A prima vista sembrerebbero animali molto diversi, tuttavia hanno molte caratteristiche in comune.
Per esempio: il labbro superiore è inciso nel mezzo, hanno una particolare conformazione del piede: le dita, prive di zoccoli, aderiscono al suolo con due falangi, al cui interno uno strato di grasso funziona da ammortizzatore.

Inoltre, lo stomaco possiede tre sole camere invece delle quattro che si riscontrano nei ruminanti come i bovini. Da questo si deduce che i cammelli e i lama costituiscono una famiglia chiamata i Camelidi.

Si dice che i dromedari siano animali irritabili e sgradevoli, possono sputarti addosso, ma fortunatamente non mi è mai capitato. E mordono anche.
Anche i lama, se irritati e innervositi, reagiscono sputando addosso e mordendo. Ecco un’altra caratteristica comune dei camelidi.


I dromedari fanno queste azioni quando sono infastiditi. 

Ad esempio, se qualcuno li maltratta o quando sono in amore e vorrebbero accoppiarsi invece di trasportare bagagli e persone.
I dromedari più sono giovani e più è difficile addomesticarli. Cercano continuamente di scappare. Se vengono picchiati o costretti a fare qualcosa cominciano a scalciare e possono fare molto male.
In apparenza il legame che unisce l’uomo al cammello nel Sahara sembrerebbe forzato e tutt’altro che amichevole.
A volte però, nella quiete di una fresca serata nel deserto, si svela un rapporto diverso quasi d’affetto e il cammello ed il cammelliere si possono stringere l’uno all’altro per scaldarsi o per farsi compagnia.

Per quanto i dromedari si sentono a loro agio nel deserto, essi non sono originari del Sahara.
Furono importati dall’Asia sud-orientale nel primo secolo d.C.
In effetti la natura sembra averli creati proprio per attraversare il deserto fino a far parte con onore della sua flora e fauna.
I cammelli sono definiti “navi del deserto”. Sono abituati al clima del deserto e il Sahara è il loro habitat ideale.
Il cammello si è adattato straordinariamente bene all’ambiente desertico. La sua famosa gobba è un deposito di grasso che consente all’animale di accumulare riserve utili quando non trova pascoli freschi per lunghi periodi. 
Grazie alle zampe larghe e robuste non affonda nella sabbia del deserto. Gli occhi sono provvisti di una seconda palpebra trasparente che durante una tempesta di sabbia impedisce ai granelli e alla polvere di entrare, anche se li tiene aperti.
E’ un animale molto adattabile.
Nel sesto secolo l’utilizzo dei cammelli diede grandi vantaggi alle tribù indigene del nord Africa, conosciute come Berberi e Beduini.

Si potevano percorrere distanze più lunghe, impensabili prima con i cavalli.
Lungo le rotte si trovavano sempre delle oasi che consentivano di far abbeverare e pascolare i cammelli durante l’attraversata dell’immenso deserto.
Queste vitali stazioni di sosta erano una salvezza per animali e viandanti che rischiavano la vita viaggiando sulla sabbia infuocata.
I mercanti capirono ben presto che tra un oasi e l’altra era meglio procedere uniti per proteggersi dalle bande degli spietati predoni del deserto. 
Quelli più temuti appartenevano a una tribù berbera fiera della propria indipendenza, i Tuareg.


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http://egitto.posterous.com/cammelli-e-dromedari Un animale come il cammello / dromedario a prima vista sembrerebbe una bizzarria della natura. Ha un corpo massiccio sostenuto da gambe esili, le gobbe, l’andatura sgraziata e l’indole irritabile… eppure senza i cammelli il Sahara sarebbe stato molto diverso e molto meno pittoresco.       Le atmosfe ... http://egitto.posterous.com

sabato 8 dicembre 2012

NUOVI IPOTESI E NUOVI STUDI SU AKHENATON, IL FARAONE RIBELLE

Sembra che alla base dello scisma religioso guidato dal Faraone Amenofi IV, chiamato più comunemente Akhenaton, vi fosse in realtà la volontà da parte del Faraone stesso di ripristinare l’ordine di Maat sulla terra d’Egitto.

 

Akhenaton11

 

La dea Ma’at rappresentava il principio di Giustizia, Verità e Ordine. Essa era la “coscienza cosmica”

Ma’at si contrappone al caos, perché essa è l’ordine dell’Universo stesso.

Ma Ma’at non era soltanto un principio in sé, era anche una forza che permetteva al sole di sorgere, agli astri di risplendere e all’umanità di prosperare.

 

I Faraoni Egizi dovevano garantire l’ordine; l’ordine cosmico posto alla base dell’universo esistente. L’ordine cosmico era rappresentato da Ma’at, dea della giustizia e dell’equilibrio che, per gli antichi Egizi era il bene supremo e la legge suprema alla quale tutti si dovevano conformarsi.

 

Gli antichi Egizi sarebbero inorriditi di fronte all’eventualità di un turbamento dell’ordine e il “peccato” (se così lo vogliamo chiamare)  rappresentava per loro non tanto una colpa, quanto la violazione di tale ordine posto dagli Dei.

Una violazione di tale ordine avrebbe portato a un turbamento dell’ordinato svolgersi delle cose e l’Egitto sarebbe precipitato nel caos.

 

Akhenaton è passato alla storia per aver bandito dall’Egitto il culto verso tutti gli altri dei all’infuori di Aton, il suo nuovo dio sole simboleggiato da un disco solare dal quale scendono verso il basso raggi dorati. Su alcune immagini che ci sono pervenute fino a noi, si può vedere che alla fine dei raggi spuntano delle mani.

 

Akhenaton è’considerato il precursore del monoteismo: una religione, un solo dio; il sole.

Vi sono comunque aspetti di questo Faraone che si discostano dai modelli degli altri Faraoni.

Questo re era pieno di misticismo e la sua dedizione all’ordine cosmico, a Ma’at, era totale e assoluta.

 

Tutti gli scritti dell’epoca sottolineano che Akhenaton era “ankh em maat”, “vivente in Maat”.

 

Così scrive l’egittologo inglese Cyril Aldred, “il re era la personificazione di Maat, una parola che traduciamo con “verità” o “giustizia”, ma che ha un significato più esteso, in quanto giusto ordine cosmico all’epoca della sua fondazione da parte del Creatore…. Vi è negli insegnamenti di Akhenaton un’enfasi costante su Maat….. come non si ritrova né prima né dopo di lui”.

 

Quando Amenofi IV  (il futuro Akhenaton) salì al trono nel 1353 a.C. circa, all’età probabilmente di sedici anni, egli era co-reggente insieme al suo anziano padre, il grande Amenofi III.

 

Amenofi IV non perse tempo e avviò già da subito la sua grande riforma religiosa, costruendo un tempio a Karnak dedicato ad Aton.

 

Una cauta politica di affrancamento dall'eccessiva influenza del clero tebano era stata iniziata gia' dal nonno di Amenhotep IV, Tuthmosis IV, e proseguita dal successore, il padre Amenofi III.

Possiamo immaginare il grande fastidio che questo procurò alla potente casta sacerdotale di Karnak, adoratrice di Amon-Ra.

 

Con tutta probabilità, come sostengono alcuni studiosi, Akhenaton concepì il culto di Aton come uno sviluppo connesso alla vecchia religione solare e si dichiarò Profeta di Ra-Horakhti.

Per l’egittologo tedesco Hermann Schlogl,  nei primi anni di regno di Akhneaton “il dio sole Ra-Horakhti … era identico ad Aton” e che “il nome di Aton significava letteralmente -il Vivente, Ra-Horakhti che giubila all’Orizzonte-”

 

All’epoca in cui salì al trono Akhenaton, i sacerdoti di Karnak avevano accumulato grandi ricchezze materiali attraverso le donazioni dei fedeli, la riscossione delle tasse e anche una cospicua percentuale di bottini di guerra.

 

Varie documentazioni ci danno prova che essi possedevano estesi territori e controllavano quasi interamente la vita commerciale dell’alto Egitto.

 

I sacerdoti di Karnak si lodavano che il loro dio sole, Amon, fosse la divinità assoluta dell’Egitto, avendo questi assimilato in sé i poteri e perfino i nomi dei più antichi dei solari di Eliopoli, Ra e Horakhti.

 

I simboli, la nomenclatura e l’iconografia di Amon iniziarono a diffondersi ovunque soppiantando quelli delle più antiche divinità solari eliopolitane e causando inevitabilmente uno scisma tra il Nord e il Su dell’Egitto.

 

 Con un tale potere e tali ricchezze i sacerdoti incominciarono anche a rappresentare una minaccia politica per il Faraone, perché il potere illimitato corrompe in modo assoluto.

 

A causa di questo straripante potere dei sacerdoti di Karnak la tensione fra il Faraone Akhenaton e la casta sacerdotale divenne altissima, e, in questo clima così preoccupante, possiamo immaginare che il re temesse per il suo trono e persino per la sua vita.

 

Possiamo ipotizzare che forse fu proprio a causa di questo grande potere della casta sacerdotale di Karnak a suggerire al Faraone di rivolgersi nuovamente all’epoca in cui la religione solare era nella mani dei più puri e leali sacerdoti di Eliopoli.

 

O forse il Faraone Akhenaton fu ispirato sia da Maat, la reggitrice dell’ordine cosmico, che dai timori verso i sacerdoti del tempio di Karnak.

 

Si sa per certo che Amenofi IV cambiò il suo nome in Akhenaton, che significa “la gloria di Aton”, nel quinto anno del suo regno.

 

Questo nuovo nome fece sicuramente infuriare i sacerdoti di Karnak, del tempio di Amon-Ra. Essi, forse, considerarono il cambiamento del nome da Amen-ofi, che significa “disco splendente del sole”, in Akhenaton come un affronto diretto a loro.

 

La crisi precipitò quanto Akhenaton rese noto che il culto di Amon-Ra era messo al bando in tutto l’Egitto e che il tempio di Karnak sarebbe stato ufficialmente chiuso.

 

Subito dopo egli annunciò che avrebbe trasferito se stesso e tutta la sua corte presso la nuova città che stava progettando di costruire più a nord e che sarebbe stata chiamata Akhet-Aton, “l’Orizzonte del Disco Solare”, ad alcuni chilometri a ovest dell’odierna città di Tell ed-Amarna.

 

Akhenaton proclamò che fu “suo padre” Aton in persona a scegliere quel sito per edificare la sua nuova ed eterna città del Sole.

 

Quale visione aveva convinto Akhenaton a scegliere questo luogo per edificare la città a lui comparsa in sogno?

Che cosa vide Akhenaton a Tell el-Amarna?  Che cosa lo convinse che quel luogo era il regno del dio sole?

 

I furiosi sacerdoti di Amon-Ra, intorno al 1335 a.C. rasero al suolo l’intera città. Non lasciarono in piedi nemmeno una pietra e per molti secoli non si seppe più niente di essa fino al 1798-99, quando quasi per sbaglio il francese Edmè Jomard, al seguito della spedizione napoleonica, con sua grande sorpresa, si ritrovò davanti le antiche rovine.

 

Dagli studi che seguirono alla sua scoperta, la città di Akhet-Aton doveva essere una grande metropoli, lunga dodici chilometri e larga due. Si stima che la popolazione della città, al suo massimo splendore poteva raggiungere i trentamila abitanti.

 

Il regno di Akhenaton durò all’incirca diciotto anni ed è noto come “periodo amarniano”, poiché ebbe il suo centro proprio nella città di Akhet-Aton, nei pressi dell’odierna Tel el-Amarna.

 

All’inizio si trattava di un ritorno alla religione solare di Eliopoli e del suo dio Ra-Orakhti, Ra, l’Orizzonte-Horus, molto più antica e quindi più pura e legittima.

 

Per gli antichi Egizi, come anche per altre antiche culture, era il passato e non il presente a rappresentare il modello perfetto, l’età dell’oro in cui l’ordine sociale era impregnato di qualità morali elevate, di profonde idee religiose, e soprattutto di uno stretto rispetto della legge cosmica, come testimoniano le grandi piramidi e i templi solari che si ergevano a Eliopoli. 

 

Questo è anche il periodo in cui ci fu un grande cambiamento artistico, una sorta di rinascimento egiziano.

 

Secondo l’egittologo Arthur Weigall, l’arte di Akhet-Aton può essere considerata una specie di rinascimento, un ritorno al periodo classico dei tempi arcaici; il motivo sottostante di quel ritorno era il desiderio di evidenziare la figura del re in quanto rappresentante del più antico tra tutti gli dei, Ra-Horakhti”.

 

Tutto questo fa pensare che Akhenaton vedesse se stesso, o forse il defunto padre Amenofi III che prima di lui rivolse la sua attenzione al dio sole di Eliopoli, come un dio solare di ancestrale, una sorta di messia che tornava sulla terra e che avrebbe strappato il potere dalle mani del clero corrotto di Karnak per restituirlo ai suoi veri custodi, i puri e fedeli sacerdoti di Ra-Orakhti di Eliopoli.

 

E se la motivazione nascosta di Akhenaton, la sua brillante strategia fosse stata quella di far diventare l’Egitto un regno cosmico soggetto alla legge di Maat, con l’eterno e imperturbabile ciclo del sole che faceva sì che l’astro si alternasse tra il Nord e il Sud?

 

Se questa strategia avesse avuto successo, avrebbe eliminato una disputa religiosa che durava ormai da migliaia di anni e che si stava trasformando in una pericolosa lotta politica tra il Nord e il Sud.

 

Nello stesso tempo questo avrebbe imposto all’Egitto un unico simbolo del dio sole, Aton, il disco solare visibile a tutti, la cui forma perfetta rappresentava il Creatore unico di tutte le cose e il cui unico centro religioso sarebbe venuto a trovarsi esattamente al centro, nel cuore dell’Egitto.

 

La riforma di Akhenaton non ebbe fortuna e fu un fallimento forse anche perché, nell’ambizioso progetto il Faraone aveva sottovalutato il pericolo che rappresentava la casta sacerdotale di Karnak.

 

I sacerdoti di Karnak non erano molto disposti ad abbandonare la ricchezza e il potere acquisiti per consegnarli nelle mani del Faraone Akhenaton e permettere che trasferisse la capitale a Akhet-Aton.

 

Eppure, dal suo punto di vista, Akhenaton era devoto al dio sole e “vivente in Maat”, ma al clero di Karnak non interessavano queste cose; loro desideravano solo tenere il potere religioso il più a lungo possibile, anche con pugno di ferro che aveva portato loro ricchezze illimitate.

 

Quando Akhenaton venne incoronato, il clero tebano possedeva il controllo effettivo di tutto il tesoro reale e di tutte le rendite finanziarie. Naturalmente non avevano alcuna intenzione di perdere tutto questo solo perché un mistico re diciottenne, forse pazzo, credeva di essere un messia venuto a trasformare il sistema religioso egiziano in monoteismo.

 

Anche se inizialmente tollerarono questo capriccioso re visionario, poi furono obbligati a intervenire.

Per essere equi con il giovane Faraone, dobbiamo dire che i sacerdoti impiegarono ben diciassette/diciotto anni prima di fare una contromossa per togliere il potere al re ribelle.

 

Non si hanno informazioni certe sulla morte del Faraone ribelle. La sua mummia non è ancora stata ritrovata. Forse può essere stato ucciso, ma non si sa niente in proposito.

 

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