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sabato 30 marzo 2013

STORIA EGITTO: ALL'ORIGINE DELLE FIABE E DEI MITI UNIVERSALI



Possiamo dire con certezza che le fiabe ebbero origine dai Miti della storia Egitto

I grandi Miti  della storia Egitto, che parlano di dèi e delle loro avventure, costituiscono una parte essenziale della religione dell’ antico Egitto.
 
La fede del popolo dei faraoni non si esprimeva per dogmi, ma per immagini e racconti che descrivevano un evento cosmico oppure un’esperienza religiosa. 

I suoi argomenti preferiti erano la creazione del mondo e la ciclicità della natura. 

Un Mito spesso isolava una singola verità della trama complessiva del fatto cosmico e non mirava a dare un’interpretazione univoca della realtà.

E’ così che spesso i Miti si sovrappongo in modo apparentemente “insensato” nella storia Egitto. 

Ma quanto decisiva è stata la letteratura dell’ antico Egitto nel raccontare eventi cosmici e simbolici, come il diluvio universale e altri grandi eventi mondiali? 

In quanti Paesi questa “saga” (Noè, la sua arca, i suoi animali) vive sottoforma di fiaba? 

E’ grazie ai racconti egizi che veniamo a sapere in che modo un Mito “detronizzato” è diventato fiaba,  appena il suo contenuto non è stato più sostenuto dalla fede. 

antilope e leone che giocano alla senet



La favola ignora il miracolo e si rivolge alla ragione dell’ascoltatore, al quale trasmette saggezza: non con un insegnamento astratto, bensì con storie di animali o, più raramente, di piante. 

Mentre nelle favole della nostra tradizione gli animali sono classificati per tipi, ciò non è vero per quelle della storia Egitto, anche se poi, fedele in questo alla propria natura, la scimmia fa il buffone, la capra balla e il leone si atteggia a re. 

Il loro significato interpretativo era chiaro al pubblico dell’epoca. 

Martin Lutero attribuiva alla favola un grande valore, perché secondo lui “non solo i bambini, ma anche i principi ed i signori devono essere educati alla verità”. 

Per molti studiosi la favola è “insegnamento di un coscienza intuitiva” ed “esempio di eticità pratica”. 

Le favole nella storia Egitto, fanno parte della tradizione favolistica anche di altre culture.
Si noti, con stupore, come già nella terra del Nilo queste passassero di bocca in bocca. 

Le favole di animali sviluppatesi dalle leggende, ma così diverse nella loro essenza, assumono in Egitto un ruolo molto più ampio. 

Sottoforma di “discorsi brevi”, parlano della giustizia e della vendetta, un argomento che in Egitto non si esauriva mai: non a caso il giudizio dei morti è una creazione egiziana. 

E’ un tratto peculiare che le favole della storia Egitto siano inserite in un contesto religioso.
Anche nell’ antico Egitto, come in ogni tempo, le storie di animali ebbero un ruolo predominante nell’insieme dei racconti popolari a carattere fiabesco. 

Essi rappresentano l’umorismo e le facezie animali allietano grazie alla comicità e alla sorpresa. 

Il mondo alla rovescia delle loro magie, dominano la loro struttura. 
Queste storie hanno una tradizione unicamente figurativa e si basano sulla comicità di tali immagini. 

Le fiabe illustrate sono per la maggior parte rappresentate in forma anticonvenzionale, come arte popolare. 

Le immagini costituiscono “il bene raccontato al popolo”, ovunque gli analfabeti rappresentino la parte più numerosa della popolazione. 

Il cantore raccontava una nuova storia che doveva essere necessariamente breve, affinché egli potesse recitarla a memoria. 

In quei tempi di analfabetismo generale la memoria era straordinariamente migliore che nei giorni nostri nei quali un’ infinità di notizie ci raggiunge  attraverso i mass-media. 

Una notizia, un racconto non poteva raggiungere lunghezze da romanzo o da  poema epico.
Il cantore, un saggio esperto nello scrivere e nel leggere, era discepolo del dio Thot. 

Uno di loro si fece seppellire a Tebe con tutti i suoi utensili e i suoi rotoli di pergamena.

Per alcuni tipi di racconto, in particolare quelli a carattere sacro, venne inventato il “racconto in rima” con l’intento di aiutare la memoria nel ricordare. 

A questo punto si pone un quesito: le fiabe dell’ antico Egitto venivano raccontate o scritte?
Venivano raccontate. 

Ed è per questo che solo poche di esse, e solo per caso, ci sono state trasmesse. 

Che l’Egitto disponesse di fonti inesauribili per le fiabe è sufficientemente dimostrato dalla predisposizione culturale stessa di questa terra, dalle allusioni, dai riferimenti, dalle pratiche magiche, addirittura dalle ricette. 

E’  testimoniato inoltre dalle immagini di storie di animali presenti sui frammenti, dalla tradizione secondo cui Esopo avrebbe raccolto alcune storie lungo il Nilo, dal fatto che ancora nelle nostre fiabe compaiano la scimmia ed il leone, altri animali esotici e esseri soprannaturali dalla doppia natura come il drago e il grifone. 

Le fiabe, assieme ai generi che ne derivano, assolvevano a una duplice funzione. 

L’insieme variegato di queste meravigliose storie brevi risollevava il faraone quando le preoccupazioni lo opprimevano o quando veniva sopraffatto dalla momenti di debolezza e sconforto. 

Dall’altro lato divertiva e educava il popolo. 

Stilisticamente la fiaba nella storia Egitto mostra personaggi che non si evolvono e che raramente mostrano emozioni; quando ciò avviene formulano giudizi lapidari. 

Gli avvenimenti sono presentati senza il coinvolgimento del narratore; i luoghi sono segnalati grazie a simboli o nomi; il tempo è fermo o procede a salti, non scorre mai in modo continuo.
Queste e altre caratteristiche corrispondono  a una conoscenza molto antica, simile a quella che oggi continua a sopravvivere nei bambini e in larghi strati popolari. 

La lingua dei racconti popolari e fiabeschi è semplice ma ricca di informazioni. 

Vengono preferiti i modi di dire associativi e sono molto diffusi i racconti collegati l’uno all’altro; (come le fiabe di “Le mille e una notte”) anche le ripetizioni sono la regola, perché così il concetto può essere integrato. 

Le frasi fatte e le formule tipiche della fiabe sono:
“C’era una volta…”, “Avvenne in un tempo…”, “Si racconta …”, “Quando tornò la luce sulla terra e iniziò il nuovo giorno…”. 

Una parte interessante della struttura delle fiabe antico-egizie è costituita dai giochi di parole basato su suoni identici o comunque affini. 

Questo gioco di parole portò addirittura alla creazione di una serie di storie sui Dèi. 

I numeri preferiti nelle fiabe antico egizie sono il tre e il sette e i loro multipli. 

Nel corso di tremila anni di storia nell’antico Egitto non si modificò  solo la lingua, ma anche lo stile. 

La maggior parte dei racconti appartiene al Medio Regno, il periodo della letteratura classica, altri al periodo ramesside (XIX e XX dinastia) molto attento alla cosiddetta letteratura di intrattenimento. 

La letteratura orale delle fiabe solo raramente fu messa per iscritto. E’ dunque per puro caso che si sono conservate, e in un'unica copia manoscritta. 

Il che non stupisce dato che comunque solo una piccola parte dei testi originari ci è stata tramandata. 

Fortunatamente l’asciutta sabbia del deserto ha salvato, lungo l’arco dei millenni, più papiri di quanti non ci si aspettasse inizialmente. 

Particolarmente nocivi si sono rivelati i furti nelle tombe, i danni causati dagli insetti, l’acqua freatica e l’avidità dei commercianti. 

A volte la luce ha sbiadito l’inchiostro di bistro, oppure gli scribi antichi hanno usato un foglio già scritto, lavato solo superficialmente. 

E’ per questo che esistono testi scritti uno sopra l’altro, spesso ulteriormente deformati da un cattivo calligrafo. 

I testi dei papiri sono in scrittura ieratica; quelli incisi sulla roccia sono geroglifici e quelli più recenti sono scritti in lingua demotica.

I pochi testi di epoca cristiana sono di tradizione copta. 

Esiste una serie di antichi scritti conservati solo in greco, mentre tutto il genere delle fiabe illustrate è stato trasmesso solo oralmente. 

Per interpretarne il senso sono necessari studi di culture vicine sia cronologicamente che geograficamente. 

E’ impossibile quantificare quello che è andato perduto per sempre: lo si può intuire sulla base dei frammenti, dei riferimenti, dei titoli, dei libri, delle citazioni e dei versetti mandati a memoria o grazie alla prove fornite da antichi scrittori. 

La storia Egitto, oltre ad aver prodotto un numero difficilmente quantificabile di fiabe, fu anche terra di origine di un numero infinito di racconti fiabeschi, poi ripresi dalla letteratura mondiale. 

La prime fiabe della terra dei faraoni non solo si sono ampiamente diffuse nel mondo, ma sono rimaste vive nello stesso Egitto, fino ai giorni nostri. 

Fu nella terra bagnata dal Nilo che i racconti magici, quelli che nella letteratura orientale godono ancora oggi di grande popolarità, ebbero la loro origine. 

Fa riflettere la circostanza che ovunque si sia riusciti a ridisegnare in modo inconfutabile le vie di diffusione delle fiabe, le tracce riconducano all’Egitto e che anche da altri punti di vista a questo Paese spetti la primogenitura. 

E’ dunque possibile affermare che nel corso degli anni e sino ad oggi, tutte le fiabe abbiano esercitato un certo influsso sui Paesi circostanti.

Le vie seguite sono strane e si ramificano sottilmente: attraverso i monaci copti arrivarono fino in Irlanda, altre raggiunsero la Polonia e la Russia verso oriente, abbracciarono l’arco che va dalla Polinesia sino al Madagascar e si spinsero fino a toccare il Sudan. 

I marinai egizi che nel 3000 avanti Cristo ebbero rapporti di scambio con le altre culture del Mediterraneo o oltre furono senz’altro i primi esportatori di tali storie. 

L’arrivo dei Greci in Egitto nel VI secolo, aprì la strada verso l’Ellade, il Medio Oriente e l’Europa dell’est. Alessandria d’Egitto prima e  Bisanzio poi, diffusero l’eredità egiziana per tutto l’Impero Romano. 

I crociati rappresentano il punto d’arrivo di questa catena. 

Nonostante la lacunosità della trasmissione, dovuta all’antichità dei testi, appare armai chiaro l’apporto dell’antico Egitto alla cultura mondiale. 

Se si considera che l’egittologia è recente e che lo studio delle fiabe è appena agli inizi, si comprenderà perché nei testi scolastici ancora non si accenni al fatto che l’Egitto è, da un lato, terra di origine di un numero vastissimo di fiabe europee, dall’altro centro di irradiazione verso l’India e la Grecia. 

La terra dei faraoni, come in tutti gli altri ambiti culturali, riveste un’importanza epocale anche per la fiaba.
 
Omero, Esiodo, Paltone, Aristotele; nessuno di loro rimase indifferente alla cultura antico-egizia e gli animali di Aristofane, non sono privi di influenze egiziane. 

Esopo, maestro della favola, dichiara di essere stato in Egitto e io ritengo che sia vero perchè molte delle sue immagini e delle sue sentenze morali sono chiaramente originarie proprio di questa terra. 

Per concludere questo rapido sguardo d’insieme sulle fiabe dell’antico Egitto, cito le parole testuali di una grande studiosa di fiabe e miti egizi, Emma Brunner-Traut: 

“Nonostante tutte le gravi perdite, l’Egitto si rivela, anche dal punto di vista delle fiabe, una terra benedetta.
Questo mondo fiabesco che si schiude è ricco e complesso.
La sua forza di irradiazione illumina molti Paesi e la sua vitalità è stupefacente.
La fiaba crebbe sul terreno di una cultura grandiosa, come non ce ne sono più state in seguito, e mantiene intatta fino ad oggi la sua forza di attrazione.” 


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sabato 17 novembre 2012

IL CALENDARIO DEGLI ANTICHI EGIZI

Per gli antichi Egizi, la preoccupazione fondamentale, anzi, la loro stessa ragione di vita era la ricerca dell’eternità.
Tutto quello che gli Egizi producevano, dalle costruzioni, alle cerimonie, a ogni rituale, a ogni iscrizione era direttamente o indirettamente influenzato dall’idea di eternità e alla maniera di collegarsi con essa.
Basta osservare le Piramidi di Giza.

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Nell’antico Egitto il fiume Nilo era sacro ed era rappresentato da una divinità con i seni pendenti e una pancia gonfia di cibo e di bevande; rappresentava l’abbondanza che il grande fiume recava con le sue inondazioni.

Per gli antichi Egizi il ciclo annuale delle inondazioni del Nilo trovava anche una correlazione nel ciclo delle stelle e non solo.
Ora, per gli studiosi, non ci sono dubbi nell’asserire che per gli antichi Egizi la lattescente fascia brillante di stelle che noi chiamiamo Via Lattea rappresentasse il Nilo celeste sul quale navigavano gli Dei. “Se l’Egitto è un riflesso del cielo, gli essere divini navigano sulle acque del Grande Fiume che anima il cosmo: la Via Lattea” (Lucie Lamy, studiosa)

Per gli Egizi, che vivevano in un territorio nel quale il Sole brillava per quasi tutto l’anno e che lo vedevano sorgere ogni mattina e tramontare ogni sera, era inevitabile che si accorgessero che il ciclo annuale della piena del Nilo sembrava sincronizzarsi al ciclo annuale del cielo.

Fu quindi abbastanza ovvio che notassero che quando il Sole raggiungeva la sua posizione del solstizio d’estate, il Nilo iniziava a gonfiarsi. Gli Egizi notarono anche che prima del sorgere del sole al solstizio d’estate alcune costellazioni dominavano il cielo sopra l’orizzonte orientale.

Questo li indusse a contare attentamente e a prendere nota del numero dei giorni che intercorrevano tra un ciclo e l’altro. Si accorsero così che il ciclo durava 365 giorni.
Oggi, quasi tutti gli storici dell’antico Egitto, concordano sul fatto che questa scoperta fu compiuta per la prima volta in Egitto, presumibilmente nel IV millennio a.C. e, quasi certamente verso il 2800 a.C. il calendario di 365 giorni fu impiegato dai sacerdoti del Grande Tempio Solare di Eliopoli.

Fu naturale per loro considerare il solstizio d’estate come il primo giorno dell’anno e lo chiamarono, la Nascita di Ra.
Gli antichi Egizi erano dei maestri nell’osservare la natura ma nulla li incuriosiva di più che l’osservazione delle stelle. Sin dai primordi della loro civiltà, essi indagarono e studiarono meticolosamente il sorgere del Sole e delle stelle a oriente, che essi chiamarono “il luogo dove sono nati gli dei”.
Gli Egizi non avevano l’anno bisestile; lasciavano che il loro anno non fosse in armonia con le stagioni, così le stagioni sembravano scivolare in avanti lungo il calendario.
La sincronizzazione del loro calendario si basava sulla levata eliaca di Sirio, evento che gli Egizi chiamavano “iniziatore dell’anno”.

Gli Egizi erano perfettamente a conoscenza che questo evento “scivolava” in avanti di un giorno ogni quattro anni rispetto al calendario ma non fecero nulla per correggerlo inserendo un anno bisestile come nel nostro calendario. Questa loro scelta fu di enorme importanza sul modo in cui gli Egizi concepivano il tempo e l’ordine dell’universo.

Gli antichi Egizi non misuravano il calendario secondo un sistema lineare a partire da un dato evento (come per noi la nascita di Gesù Cristo) e da lì proseguendo all’infinito, ma secondo un ciclo che tornava sempre al suo punto di origine: per gli Egizi il tempo non era lineare ma ciclico.
Il calendario egizio era prevalentemente religioso ed era considerato come uno strumento cosmico tramite il quale poter regolare l’ordine cosmico sulla Terra. Il calendario egizio era di carattere divino.

L’anno degli antichi Egizi aveva solo tre stagioni di quattro mesi ciascuna:
la prima stagione era chiamata Akhet, inondazione, che comprendeva i mesi dall’uno al quattro.
La seconda stagione era chiamata Peret/Proyet, emersione o comparsa delle terre e comprendeva i mesi dal cinque all’otto.
La terza stagione, chiamata Shemu, il raccolto, includeva i mesi dal nove al dodici.
Originariamente i mesi non avevano un nome ma venivano indicati solo con un numero da uno a dodici; solo nel Nuovo Regno vennero assegnati nomi ufficiali.


 Non c’è niente di più bello, di più affascinante che osservare il cielo stellato nel deserto.
La notte scende silenziosa e repentina oscurando il deserto, ma si tratta solo di qualche minuto e poi, piano piano ad est, cominciano ad ammiccare, timidamente, le prime stelle. Altre sembrano accendersi un po’ più in là. Giro gli occhi e vedo che a nord il cielo già luccica di stelle. Lentamente ma con ferma determinazione, il cielo indaco si riempie di luci, sempre più numerose, sempre più fitte.

Il buio della notte viene ammorbidito dal chiarore delle stelle. Ce ne sono tante, tantissime, milioni. Non ne ho mai viste così tante. Sono così tante e così fitte che non riesco a ritrovare le costellazioni che su al nord, in Italia, riconosco così bene.
La costellazione di Orione, così facile da individuare da me, è circondata da così tante stelle da non riuscire a individuarla. Le Iadi del Toro, ho ancora più difficoltà, eppure sono lì, alla destra di Orione. Finalmente riesco a individuare Aldebaran che splende come un diamante in mezzo ad un cielo ricoperto di diamanti e sono felice.

Distesa sulla sabbia dorata, in mezzo al niente, con il vento che scuote leggermente le tende e alza le fiamme del bivacco, ringrazio me stessa per essere venuta nella terra degli antichi Egizi e penso al loro calendario.
Mentre osservo rapita il cielo trapuntato di stelle ammiccanti, mi viene in mente come il ricercatore Robert Buval, anche lui davanti ad un bivacco nel deserto, cantando con gli amici Lucy in the sky dei Beatles, osservando il cielo stellato si sia accorto della relazione tra Orione e le tre Piramidi di Giza.

Alle volte le grandi rivelazioni sono sotto il nostro naso, anzi, sopra la nostra testa.
Vieni con noi a calpestare la terra che grandi Faraoni prima di noi hanno calpestato.

Mi piacerebbe che tu facessi parte dei nostri viaggi.
L’Antico Egitto è un mondo ancora tutto da scoprire e il deserto racchiudere segreti che aspettano solo di essere scoperti.
Per informazioni sui nostri viaggi e sulla nostra modalità di viaggiare, scrivimi:

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sabato 27 ottobre 2012

CURIOSITA' DEL DESERTO DEL SAHARA EGIZIANO

La sabbia è costantemente sollevata, trascinata e trasportata via in turbini vorticosi.

Così le dune del deserto dell’Egitto si formano, si modellano, mutano secondo il soffiare dei venti.

 

Sollevate dal vento, le particelle più piccole di sabbia rimangono sospese a mezz’aria; quelle di media grandezza compiono salti in avanti di 2 o 3 metri e quando ricadono ne mandano in aria altre; quelle più grandi vengono sospinte raso terra.

Secondo l’andamento dei venti, avremo dei tipi particolari di dune.

Le dune a forma di stella si originano nei punti in cui confluiscono venti forti da diverse direzioni.

Le dune a mezza luna, chiamate anche barcane, sono create dai venti forti che accumulano la sabbia intorno agli ostacoli incontrati.

Le dune a spada si formano dove la sabbia è più abbondante e sono parallele alla direzione dei venti dominanti.

Le dune longitudinali sono dovute ai venti più deboli e sono perpendicolari alla direzione dei venti dominanti.

I granelli di sabbia più piccoli sono ammassati dal vento in dune alte anche 200 metri che danno origine al deserto sabbioso, detto erg.

La sabbia, infatti, è formata solo dalle particelle comprese tra 0,15 e 0,40 millimetri di diametro: il vento non riesce a sollevare quelle più grandi, e disperde solo quelle piccole.

 

Nel deserto dell’Egitto occidentale incontriamo un altro tipo di deserto chiamato reg, che si è formato dall’erosione continua e costante dei rilievi da parte del vento e dagli sbalzi di temperatura fra il giorno e la notte, lasciando il posto a immensi pianori ricoperti di sassi, ciottoli, particolarmente inospitali.

Solo poche forme di vegetazione, come l’acacia spinosa, riesce a sopravvivere in queste pianure.

Ed è proprio un’acacia spinosa enorme quella che abbiamo incontrato dopo due giorni di viaggio nel deserto.

E’ incredibile come questa acacia possa sopravvivere in mezzo a tanta aridità e senza acqua.

Le nostre guide beduine ci dicono che quest’acacia ha più di cento anni, e in effetti il suo tronco è robusto, la sua chioma è molto frondosa e sembra molto vecchia.

Queste acacie abbiamo radici molto estese e profonde per succhiare acqua dalle falde sotterranee anche in profondità.

 

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Vi ricordate i vecchi film western, magari quelli di John Ford, dove si vedevano quelle splendide inquadrature su vaste porzioni di deserto, dove si vedevano rotolare cespugli di erba secca?

 

Ebbene, quel tipo di erba la incontri anche nel deserto egiziano e basta un leggero soffio di vento per vederla rotolare.

Questa erba  si chiama Salsola kali. Si lascia andare, molla gli ormeggi (se così possiamo dire) per cercare acqua o umidità da altre parti. Esternamente il groviglio sembra composto da sterpaglia secca e morta, ma se il terreno sul quale si fermano è adatto, può riattaccare le radici al suolo e ritornare a vivere perché al suo interno scorre ancora linfa vitale che viene subito attivata.

Questa sembra una buona una strategia di sopravvivenza.

 

 

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martedì 23 ottobre 2012

DESERTO DEL SAHARA OCCIDENTALE EGIZIANO

Il territorio dell'Egitto è costituito quasi totalmente (circa 95%) dal deserto.

A ovest della città del Cairo si estende il deserto libico, il Sahara, mentre il deserto arabico e il deserto del Sinai si espandono a est del Nilo.

Il deserto del Sahara è uno dei deserti più aridi della terra ma è anche uno dei più spettacolari.

 

Gli antichi egizi ripartivano il proprio territorio in due grandi sezioni: la terra nera lungo le rive del Nilo, fertile, umida, ricca di vita e la terra rossa, composta prevalentemente da deserto.

L’egiziano antico considerava il deserto come il Regno del Dio Seth, antagonista e fratello del Dio Osiride, che, per gelosia uccise e smembrò in quattordici pezzi.

 

Il deserto del Sahara è percorso prevalentemente da popolazioni di stirpe beduina, un tempo nomadi ed ora divenuti stanziali.

Lo sapevi che il termine “beduino” nasce da una parola araba che significa “conoscitore del deserto” o “abitatore di tende”?

I beduini sono i più esperti conoscitori del deserto in quanto è stato il loro campo di giochi e scuola di vita fin dalla nascita.

I beduini in Egitto si sono stanziati, in maniera stabile oramai, in due oasi molto interessanti e piene di fascino: l’oasi di Baharia, a 500 km. dalla città del Cairo e l’oasi di Farafra ricca di acque a 200 km. dall’oasi di Baharia.

 

A ovest dell’oasi di Baharia comincia il deserto occidentale con la grande depressione chiamata Agabat che si protende fino all’oasi di Farafra. La zona dell’Agabat è la più calda in assoluto delle altre porzioni di deserto.

Quando in aprile ho fatto un tour nel deserto, ho notato che la zona dell’Agabat era davvero calda; di notte non serviva entrare nel sacco a pelo per dormire, come invece era necessario fare nel deserto di cristallo, nel deserto occidentale, nel deserto bianco; qui, bastava una coperta.

Le albe più emozionanti le ho viste proprio qui. Il cielo, ad oriente, si dipingeva di rosa/azzurro e la luce chiara, nitida, pulita, illuminava i pinnacoli color ambra che costellano l’Agabat spuntando dalla sabbia come stalagmiti o come enormi funghi.

La mia fervida fantasia vedeva in queste enormi aggregazioni rocciose, gigantesche uova di dinosauro pronte per schiudersi. Vista dall’alto dei monti che circondano questa parte di deserto, l’Agabat  mi appariva come una grande, infinita nursery per dinosauri.

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Quando mi sono avvicinata per osservare meglio quello spettacolo ho notato che tutt’attorno alle formazioni rocciose la sabbia formava un affossamento largo da un metro fino a due metri di raggio e profondo fino a un metro e mezzo. Ho potuto notare che ogni formazione aveva lo stesso vuoto alla sua base. Consultandomi con i miei amici beduini ho saputo che il vento, che soffia spesso nel deserto, in maniera più o meno forte, crea quegli avvallamenti alla base della “uova”.

Chi crede che il Deserto sia fatto solo di sabbia e di dune, lo invito a vistare assieme a noi il deserto del Sahara egiziano, che è uno dei luoghi al mondo più spettacolari e scenografici.

 

Questi luoghi sono stati la location per film come “Il the nel Deserto” di Bernardo Bertolucci o il film “Paziente inglese” che tratta delle esplorazioni nel deserto occidentale nel 1932 del leggendario conte polacco Laszo Almasv  nel film di Anthony Minghella.

 

Lo sapevi che la nostra Associazione propone viaggi nei meravigliosi, spettacolari deserti egiziani?

La particolarità delle nostre escursioni nel deserto è quello di immergersi in esso per giorni, alla ricerca dei luoghi migliori, più spettacolari, più grandiosi, senza quasi mai incontrare altri turisti, in assoluta sicurezza e con le nostre guide beduine, serie, cordiali e affidabili

Nessuna agenzia turistica, né operatore locale accompagna gli ospiti nel deserto nel modo unico, straordinario, speciale come facciamo noi.

 

Per saperne di più, puoi contattarci al n. 338.5956833 oppure scrivendoci una mail a:

viaggi.laquesabe@gmail.com  saremo felici di rispondere alle tue domande, di soddisfare le tue curiosità, di offrirti una opportunità per un viaggio davvero unico e ricco di fascino.

 

 

 

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mercoledì 3 ottobre 2012

I giardini segreti delle oasi egiziane.

L'oasi  di Baharia, in Egitto, circondata dal deserto ardente, è un'isola di pace, di relax, di antichi gesti e nuove tecnologie.

Prendere il fresco nell'oasi, all'ombra dei suoi lussureggianti giardini stracolmi di fiori, di uccelli, di frutti; immergersi nelle acque sempre diverse delle sue piscine, osservando dai loro bordi l'arido deserto che ci circonda.

Quale luogo al mondo offre così grandi contrasti come i deserti dell'Egitto?

La prima volta che sono andata nel deserto egiziano, mi sembrava di essere su un altro pianeta. Mi pareva impossibile che appena fuori dalla fresca ombra dei ficus benjamin, delle palme

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e delle tamarici dell'oasi, mi potesse assalire dandomi un senso di smarrimento, la vestità, il silenzio del deserto.

L'ho amato al primo sguardo. Un colpo di fulmine che stravolge, incanta e affascina. Da subito ho stretto un patto con esso: io sarei ritornata ancora.........., e ancora, ........e ancora.

Ogni volta che ritorno a casa dopo aver trascorso dei giorni nei silenzi e negli incanti del deserto, lascio fra quelle dune, fra quelle montagne, fra quelle gole, un pezzetto del mio cuore.

 

 

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