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lunedì 10 dicembre 2012

FLORA E FAUNA DEL DESERTO: CAMMELLI E DROMEDARI

La flora e fauna del deserto è molto ricca nonostante si possa pensare il contrario.

Fra la flora e fauna del deserto, l'animale più caratteristico è senz'altro il cammello/dromedario.
Il cammello/dromedario a prima vista sembrerebbe una bizzarria della natura e sembrerebbe strano che un animale così grande possa appartenere alla flora e fauna del deserto..

Difatti esso ha un corpo massiccio sostenuto da gambe esili, ha le gobbe, l’andatura sgraziata e l’indole irritabile… eppure senza i cammelli il Sahara sarebbe stato molto diverso e molto meno pittoresco.

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Le atmosfere del passato di questa terra rivivono nel mercato dei cammelli che si tiene ogni mattina, nel villaggio egiziano di Birqash, appena fuori dalla città del Cairo, sulla strada che porta verso il deserto occidentale.

In questo mercato, come mille anni fa, compratori e venditori contrattano l’acquisto delle bestie più apprezzate e più ostinate   della flora e fauna del Sahara.

I cammelli un tempo erano diffusi su vaste aree della terra.

Oggi i Camelidi vivono in ambienti inospitali ed estremi, come i deserti e le alte montagne e li possiamo annoverare fra la flora e fauna dei deserti del mondo.

Esistono due specie di cammelli: il cammello battriano (Camelus bactrianus) e il dromedario (Camelus dromedarius). 
Il primo fa parte della flora e fauna dei deserti freddi dell'Asia Centrale, nelle steppe mongole e nel deserto del Gobi. 
La sua caratteristica è di avere due gobbe sul dorso, di possedere un corpo massiccio e pesante, di avere una pelliccia molto folta e le zampe e il collo sono corte rispetto al dromedario.
Diversi branchi di cammelli battriani vivono ancora allo stato selvaggio e sono difficilmente addomesticabili. 
Un tempo diffusi su vaste aree della Terra, i Camelidi vivono oggi in ambienti inospitali, come i deserti e le alte montagne.


Il dromedario, invece, lo si trova solo allo stato domestico.
A differenza del cammello battriano il dromedario ha una corporatura snella, il collo e le zampe sono lunghe, il pelo è corto e ha una gobba sola.

Che cosa hanno in comune i cammelli che vivono nei deserti dell’Asia e dell’Africa con i lama delle montagne e delle steppe sudamericane?

A prima vista sembrerebbero animali molto diversi, tuttavia hanno molte caratteristiche in comune.
Per esempio: il labbro superiore è inciso nel mezzo, hanno una particolare conformazione del piede: le dita, prive di zoccoli, aderiscono al suolo con due falangi, al cui interno uno strato di grasso funziona da ammortizzatore.

Inoltre, lo stomaco possiede tre sole camere invece delle quattro che si riscontrano nei ruminanti come i bovini. Da questo si deduce che i cammelli e i lama costituiscono una famiglia chiamata i Camelidi.

Si dice che i dromedari siano animali irritabili e sgradevoli, possono sputarti addosso, ma fortunatamente non mi è mai capitato. E mordono anche.
Anche i lama, se irritati e innervositi, reagiscono sputando addosso e mordendo. Ecco un’altra caratteristica comune dei camelidi.


I dromedari fanno queste azioni quando sono infastiditi. 

Ad esempio, se qualcuno li maltratta o quando sono in amore e vorrebbero accoppiarsi invece di trasportare bagagli e persone.
I dromedari più sono giovani e più è difficile addomesticarli. Cercano continuamente di scappare. Se vengono picchiati o costretti a fare qualcosa cominciano a scalciare e possono fare molto male.
In apparenza il legame che unisce l’uomo al cammello nel Sahara sembrerebbe forzato e tutt’altro che amichevole.
A volte però, nella quiete di una fresca serata nel deserto, si svela un rapporto diverso quasi d’affetto e il cammello ed il cammelliere si possono stringere l’uno all’altro per scaldarsi o per farsi compagnia.

Per quanto i dromedari si sentono a loro agio nel deserto, essi non sono originari del Sahara.
Furono importati dall’Asia sud-orientale nel primo secolo d.C.
In effetti la natura sembra averli creati proprio per attraversare il deserto fino a far parte con onore della sua flora e fauna.
I cammelli sono definiti “navi del deserto”. Sono abituati al clima del deserto e il Sahara è il loro habitat ideale.
Il cammello si è adattato straordinariamente bene all’ambiente desertico. La sua famosa gobba è un deposito di grasso che consente all’animale di accumulare riserve utili quando non trova pascoli freschi per lunghi periodi. 
Grazie alle zampe larghe e robuste non affonda nella sabbia del deserto. Gli occhi sono provvisti di una seconda palpebra trasparente che durante una tempesta di sabbia impedisce ai granelli e alla polvere di entrare, anche se li tiene aperti.
E’ un animale molto adattabile.
Nel sesto secolo l’utilizzo dei cammelli diede grandi vantaggi alle tribù indigene del nord Africa, conosciute come Berberi e Beduini.

Si potevano percorrere distanze più lunghe, impensabili prima con i cavalli.
Lungo le rotte si trovavano sempre delle oasi che consentivano di far abbeverare e pascolare i cammelli durante l’attraversata dell’immenso deserto.
Queste vitali stazioni di sosta erano una salvezza per animali e viandanti che rischiavano la vita viaggiando sulla sabbia infuocata.
I mercanti capirono ben presto che tra un oasi e l’altra era meglio procedere uniti per proteggersi dalle bande degli spietati predoni del deserto. 
Quelli più temuti appartenevano a una tribù berbera fiera della propria indipendenza, i Tuareg.


Se vuoi soddisfare ancora la tua curiosità, seguici sul blog o sui link dell’associazione La Que Sabe.
Se vuoi provare di persona le emozioni di una cammellata nel deserto, scrivici e unisciti a noi nei nostri straordinari viaggi nel deserto egiziano.

Telefono:  338.5956833
http://egitto.posterous.com/cammelli-e-dromedari Un animale come il cammello / dromedario a prima vista sembrerebbe una bizzarria della natura. Ha un corpo massiccio sostenuto da gambe esili, le gobbe, l’andatura sgraziata e l’indole irritabile… eppure senza i cammelli il Sahara sarebbe stato molto diverso e molto meno pittoresco.       Le atmosfe ... http://egitto.posterous.com

mercoledì 21 novembre 2012

I MISTERI DEL DESERTO DEL SAHARA

Il deserto del Sahara è un luogo carico di fascino e di storia, un mare di sabbia sotto un sole implacabile.

Nel deserto del Sahara sono accaduti molti episodi.

Uno dei più misteriosi e controversi è quello dell’esercito di Cambise, re di Persia nel IV secolo a.C.

 

Il re persiano Cambise II, figlio di Ciro il Grande, invase con il suo esercito l’Egitto nel 525 a.C. e, dopo aver sconfitto il faraone Psammetico III nella battaglia di Pelusio e dopo aver conquistato la città di Tebe, l’attuale Luxor, ordinò di dividere il suo esercito in due parti.

 

Una parte di questo esercito, ricco di 30.000 uomini si portò verso sud, per sottomettere il Regno etiope di Kush (Nubia nell’attuale Sudan settentrionale).

 

L’altro troncone dell’esercito persiano, forte di circa 40.000 uomini composti di persiani, fenici e greci, li dirottò nel deserto occidentale egiziano per raggiungere l’oasi di Siwa distante 1000 Km. per abbattere l’oracolo di Amon e sottomettere quello che restava delle armate del faraone.

 

Nell’oasi di Siwa, in piena posizione strategica, lottava ancora contro gli invasori un'unica armata egizia. L'oasi, tuttora ricca d'acqua, di palmeti da datteri, di sale, di alberi di olive e di frutta pregiata, forniva cibo e acqua sufficienti per una resistenza pressoché a tempo indeterminato in caso d' assedio.

 

La traversata del deserto doveva prendere di sorpresa le truppe egizie del presidio dell’oasi di Siwa, perché Cambise era certo che l’esercito egiziano non si aspettava che delle armate potessero provenire dal pieno deserto, attendendo più un attacco frontale dei Persiani proveniente dalla più comoda rotta che costeggiava il Mar Mediterraneo.

 

Giunti quasi a metà strada i persiani si accamparono per una sosta nel deserto, ignari del destino che li attendeva.

Qualche storico asserisce che l’armata persiana fosse mal equipaggiata, che il cibo e l’acqua fossero stati scarsi e che le guide locali l’avessero abbandonata. Ai generali non restava altro che scegliere la via più breve per giungere all’oasi di Siwa; così, con marce forzate, affamato e assetato, l’esercito persiano si trovò ad attraversare uno dei tratti più aridi e terribili del deserto occidentale egiziano.

 

La loro missione stava per fallire nel modo più tragico e imprevedibile.

Lo storico Erodoto narra di un fortissimo vento che scatenò una tempesta di sabbia di violenza e proporzioni inaudite sconvolgendo l’intero tratto di deserto.

I soldati furono letteralmente inghiottiti dal deserto.

 

 

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Il vento, portando con sé cumuli di sabbia, avrebbe così seppellito migliaia di soldati, facendoli sparire per sempre.

Gli storici non concordano sull’attendibilità del racconto, dubitando che una tempesta di sabbia possa travolgere un’intera armata di 40.000 uomini.

Ma dell’esercito di Cambise, in effetti, non fu più trovata alcuna traccia. Rimane uno dei misteri più fitti del deserto del Sahara egiziano.

 

Nel deserto del Sahara, soffia spesso il vento che mitiga un po’ le alte temperature.

Questi venti hanno nomi diversi; Harmattan, Simun, Ghibli e Khamsin. Possono raggiungere velocità di oltre 140 Km. orari, scatenando tempeste di sabbia forti come uragani, come quella appunto, stando ai racconti, seppellì l’esercito persiano di Cambise.

 

Da questo deduco che possa essere stato possibile che un vento molto forte abbia generato una specie di tornado che seppellì l’armata persiana nel 525 a.C.

Ultimamente, alcune scoperte archeologiche, portate avanti dai fratelli italiani  Alfredo e Angelo Castiglioni, nel Deserto Occidentale egiziano sembrano confermare la versione dei fatti tramandata dallo storico greco.

Il forte vento del deserto, il Khamsin, recentemente a disseppellito, nel deserto occidentale egiziano, centinaia di ossa umane, armi di bronzo, braccialetti d’argento, anfore. Questi ritrovamenti hanno  riacceso le speranze di chi vorrebbe ravvisare in questi reperti,  i resti del mitico esercito perduto di Cambise II.

I fratelli Castiglioni hanno pubblicizzato e reso ufficiale la loro scoperta, presentandola come  documentario al Festival del cinema archeologico di Rovereto.

ProverbioTuareg: “ciò che il deserto vuole, è del deserto”

I nostri nuovi viaggi previsti per l’anno prossimo, includono la visita all’oasi di Siwa, e, come sempre recheremo nel deserto del Sahara egiziano: nello stupefacente deserto bianco, nel misterioso deserto nero, nel magico deserto di cristallo, nel monumentale deserto occidentale egiziano.

Per vivere una splendida avventura in tutta tranquillità e sicurezza, unisciti a noi nella scoperta di luoghi mitici e segreti.

Per info:  viaggi.laquesabe@gmail.com       o     bielefrute@hotmail.it

Telefono: 3385956833

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lunedì 12 novembre 2012

CAPODANNO NEL DESERTO EGIZIANO - Way not? Perchè no?

Il deserto egiziano è una delle più spettacolari e straordinarie zone del mondo.

La parola non rende la stupefacente bellezza delle continue, mutevoli visioni delle varie tipologie di deserto che si susseguono percorrendolo.

Il deserto nero con le sue pietre di basalto conficcate nel suolo che sembrano le onde pietrificate di un mare arcaico.

 

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Il deserto bianco, un’immensa porzione di Sahara egiziano che si dilata tra l’oasi di Bahariya e Farafra, fino a toccare l’oasi di Siwa a nord e la nazione libica ovest, unendo le desolate terre del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia a sud.

Placche bianchissime, montagne di gesso, candidi ammassi di calcare danno al paesaggio un senso d’irrealtà, di sogno.

Il deserto occidentale è contraddistinto da enormi depressioni, fondi di antichi mari e montagne con picchi che alle volte raggiungono anche i 500 mt. spaccate da profonde e silenziose gole, dove il vento si insinua sibilando e cantando e erodendo pian piano i loro fianchi.

  

Forse l’immagine che noi occidentali abbiamo del  “deserto”, è quella di una sconfinata distesa di sabbia dorata costellata da dune che si perde all’orizzonte sempre uguale e  identica a se stessa giorno dopo giorno.

Anch’io, come te, pensavo che il deserto fosse una banale, arida e inospitale regione, e dopo che ne avevi vista una, ti bastava per il resto della vita.

E invece mi sbagliavo!

Quando mi sono recata per la prima volta nel deserto del Sahara egiziano, il deserto mi ha subito smentito; ha subito demolito le mie fragili e incomplete opinioni seducendomi come un amante incorreggibile.

Sono stata piacevolmente affascinata dalla mutevolezza, dalla varietà del paesaggio desertico, dalla sua diversa storia geologica, dai suoi colori cangianti e mai uguali, dai suoi tramonti incantevoli e mozza fiato e dalle sue albe da sogno.

Ho scoperto che il deserto è conforme alla mia anima sempre inquieta, sempre alla ricerca, sempre agitata. Il deserto mi riempie di pace, di stupore, di meraviglia. Calma la mia voglia di “fare” e mi tiene ancorata all’”essere”.

Questo posto così strano, completamente vuoto, che pare privo di vita, suscita in me emozioni e turbamenti che m’inducono a pormi in modi sempre nuovi e diversi nei confronti della vita.

Non per niente il deserto è stato un luogo portentoso per tutte le religioni, dove sono avvenute rivelazioni impensabili altrove, perché la smisuratezza dello spazio vuoto induceva ai pensieri più arditi, destinati a cambiare il mondo.

La maggior parte dei monasteri copti, come quello di Sant’Antonio del Deserto, è stata costruita proprio in pieno deserto ed hanno l’aspetto di una cittadella sahariana fortificata, difesa da torri e da alte mura color ocra, che da lontano non lascia scorgere nulla al loro interno dando una sensazione di chiuso o di caserma.

Questi monasteri sono stati costruiti a partire dal quarto secolo.

Il loro numero dei monasteri si è moltiplicato in modo straordinario per tutto l’Egitto. Un sempre maggior numero di monaci si rifugiò nel deserto a purificare la loro anima con la rinuncia e la solitudine e la fama di questi santi e anacoreti era diventata così grande che venivano in pellegrinaggio a cercarli dall’Italia, dalle Gallie e da ancora più lontano…..

No, non sono diventata un anacoreta, né un monaco, né un eremita ma posso dire che il deserto induce alla meditazione più profonda, chiama a porsi delle domande, invita alla riflessione e, alle volte, obbliga a fare il punto della propria situazione personale.

 

Il deserto però è anche un vasto, ineguagliabile parco giochi. Qui si può tornare bambini scivolando con una tavola da snowbord sulle dune; fare le capriole e rotolare giù lungo i fianchi delle montagnole di sabbia ridendo e giocando come monelli.

Le guide beduine che ci accompagnano nei nostri tour, sono ragazzi anch’essi, pronti al gioco, allo scherzo, al divertimento. Ci sono momenti di grande convivialità e gioco e momenti di riflessione, di distacco, dove ognuno di noi può cercare un momento d’intimità e silenzio tutto per sé.

 

Come Associazione La Que Sabe, abbiamo pensato a un modo diverso di festeggiare il Capodanno entrando e sostando per qualche giorno nel deserto e festeggiando in quella sconfinata distesa una della più insolita e straordinaria fine dell’anno 2012 e inizio del 2013.

 

Ti propongo un Capodanno davvero speciale, lontano dai luoghi comuni, banali, noiosi.

Un Capodanno ricco di suoni, di danze, di balli, di cibo, di musica e divertimento nel luogo più insolito, più unico e carico di fascino che tu possa mai immaginare.

Una notte all’insegna della gioia e del divertimento più raro, eccitante e differente.

Avrai per tetto un cielo stracolmo di miliardi di stelle che brilleranno solo per te, mentre il candore e la brillantezza della Via Lattea illuminerà la tua infinita notte.

Ballerai, canterai, ti divertirai con noi fino all’alba del nuovo anno e oltre.

Ti ricordo il proverbio: “Quello che fai al primo dell’anno, lo fai per tutto l’anno!!”

Meditate gente, meditate!

 

Al suono dei tamburi, nel bagliore di vasti fuochi sparsi attorno a noi, danzando assieme ai nostri amici beduini, nel calore e nella gioia di stare assieme, scoprirai che nel cuore di ogni uomo o donna non ci sono confini, non ci sono razze né colore, non ci sono religioni che ci possono dividere.

Scoprirai di essere cittadino del mondo, fratello e amico del tuo vicino che si sta scaldando al fuoco come te. Potrai avere la sensazione di far parte di una nazione molto più grande, molto più ricca, molto più tua rispetto a quella dalla quale provieni.

Essere cittadino del mondo e sentirti tale, è un diritto che ti spetta da quando sei nato.

Vivilo con noi questo insolito Capodanno, attendendo la fine di questo 2012, un anno che non è stato né meglio né peggio degli altri anni, nel cuore del deserto egiziano..

Vieni a festeggiare con noi l’inizio di un nuovo anno carico di possibilità, ricco di amore, solidarietà, amicizia e … viaggi.

                      

 

 

 

Affrettati, ci sono ancora pochi posti disponibili!!

Concediti un Capodanno da Faraone!

 

Per conoscere le modalità, il programma i prezzi e saperne di più scrivimi:  viaggi.laquesabe@gmail.com  o   bielefrute@hotmail.it

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martedì 6 novembre 2012

IL SAHARA NON E' SEMPRE STATO UN DESERTO

La morfologia del deserto del Sahara,  è così diversa e tormentata, che alle volte ci si chiede se non ci siano diversi deserti inseriti uno nell’altro come una matrioska.

Il Sahara è composto da enormi ammassamenti di dune che in certe zone, al confine con il Sudan e la Libia, formano un vero e proprio “mare di sabbia”.

Negli sconfinati spazi pietrosi, nelle sterili e aspre depressioni saline, nelle montagne dagli alti picchi e dalle profonde gole, nelle estese porzioni bianche composte di gesso e calcare che rendono il paesaggio quasi magico del deserto del Sahara, è possibile leggere, meglio che in qualsiasi altro luogo, l’antica storia della Terra.

Il suolo di questo enorme deserto, privo di vegetazione e di humus (se escludiamo le oasi), presenta in modo chiaro ed inequivocabile, le stratificazioni delle ere geologiche,  come un libro aperto della natura che è lì per essere letto.

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Queste stratificazioni raccontano dell’avvicendarsi di epoche aride e umide, conservando la memoria di lontani cataclismi e sconvolgimenti climatici.

Il più recente periodo secco che ha interessato il deserto del Sahara, è iniziato circa 10.000 anni fa, quando già l’uomo viveva e prosperava in questa zone.

Qualche studioso non allineato, afferma che la grande e mai eguagliata civiltà egizia, sia stata molto fiorente in quel periodo e che le Piramidi stesse siano state costruire circa nel 10,500 a.C.

Gli essere umani, al sopraggiungere del periodo arido del Sahara, si ritirarono sugli altipiani più elevati, nelle cui profonde gole, al riparo dagli alti picchi, si mantenevano molto bene il clima, la flora e la fauna di tipo tropicale necessarie alla sopravvivenza.

Una parte cospicua di esseri umani, provenienti probabilmente dalle zone di quello che è oggi “il grande mare di sabbia”, si spostarono lungo le rive del fiume Nilo colonizzandole e rendendole fiorenti.

 

Lo studioso Robert Buval, nel suo libro di grande successo “Black Genesis”, ipotizza che l’origine della grande civiltà egizia, sia di provenienza centroafricana, e più propriamente dalla zona di Jabal Uweinat, un’area rocciosa sul confine tra la Libia, il Sudan e l’Egitto.

 

Questa zona è conosciuta in Egitto come Gilf al-Kabir (in italiano: Grande Barriera), nelle cui grotte sono stati rinvenuti antichissimi graffiti  detti petroglifi, che indicano, soprattutto per le figure di gente che nuota e si tuffa in un “lago?” che la zona in tempi antichi era fertile, verde e ben fornita di acqua.

 

L’ipotesi di Buval è che gli antichi egizi avessero mantenuto un legame duraturo e stretto con le loro terre d’origine e che Jabal Uweinat fosse solamente un punto di passaggio.

Questa tesi afrocentrista è anche sorretta da un altro elemento molto importante e che ritorna spesso nei misteri e segreti irrisolti dell’egittologia, la Sfinge.

L’egittologia ufficiale sostiene che il volto della Sfinge ricalchi quello del faraone Cheope

Ma un’attenta analisi compiuta da esperti forensi della Polizia criminale di New York, ha messo in evidenza che la somiglianza tra il volto di Cheope e quello della Sfinge non è fondato.

Osservando la Sfinge di profilo si nota chiaramente che i suoi tratti somatici sono diversi da quelli degli antichi egizi che noi siamo abituati a vedere nella statue o nei loro affreschi.

Non è difficile riconoscere che il volto della Sfinge ha tratti specificatamente negroidi.

Questo fatto supporta la teoria di Buval e della sua Blak Genesis.

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Recentemente le impressionanti quantità di graffiti e pitture rupestri rinvenute nelle grotte di Gilf al-Kabir, del Tassili, degli Hoggar e sul Tibesti, sono diventate oggetto di studio sistematici che aprono nuovi campi d’indagine alla storia dell’arte e della provenienza della cultura dell’antico Egitto.

L’uomo controllando, abitando, percorrendo l’ambiente del deserto in cui vive lo ha reso vibrante, strategico: il Sahara, infatti, è considerato “la porta dell’Africa” perché domina l’accesso e custodisce, suggella i tesori del Continente più grande e più ricco del mondo.

 

Il deserto del Sahara è ricco di racconti terribili e fantastici, carichi di mistero e di magia, dove quaranta ladroni nascondono i loro tesori in una grotta nell’immensità del deserto e dove, uno sfaccendato, simpatico  Aladino, ruba loro la parola magica per aprire la porta del covo e rubare i loro tesori.

 

L’immagine del deserto del Sahara  quale monotona, arida solitudine, pura curiosità geografica ai confini del mondo e della storia, che si è tramandata fino ai nostri giorni, non ha più ragion d’essere.

Fra le aride distese, fra le dune dorate e mobili, fra le gole secche e frustate dal vento, riecheggiano voci di città, di imperi, di civiltà che hanno reso abitabile e popolato il deserto del Sahara  e questo ci permette di provare forti emozioni e di contattare vecchie memorie che ancora permangono nell’aria calda ed immobile del deserto.

 

Se questi ambienti ancestrali e magici fanno sorgere in te il desiderio di immergerti nel fascino del deserto del Sahara egiziano, contattami, scrivimi, sarà lieta di tenerti informato/a sui nostri simpatici e suggestivi viaggi all’interno del deserto :

 

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giovedì 1 novembre 2012

ANIMALI DEL SAHARA : IL DROMEDARIO - LA NAVE DEL DESERTO

Il dromedario fa parte della famiglia dei camelidi (Camelus Dromedarius) e ha una gobba sola.

Il dromedario è uno degli animali del Sahara più conosciuti.

All'origine non era uno degli animali del Sahara, perchè è  originario del Medio e Vicino Oriente.

Si è adattato molto bene a vivere nei climi caldi e nel deserto.

La vita dell’uomo nel deserto del Sahara non sarebbe stata possibile senza il dromedario.

Il dromedario selvaggio è uno degli animali del Sahara che è stato addomesticato nei deserti del Vicino Oriente circa 4000 anni fa e da quasi 2000 anni è stato introdotto nel Sahara diventando un animale indispensabile e un mezzo di trasporto unico ed essenziale.

Ora è uno degli animali del Sahara  tra i più importanti e necessari.

Nelle regioni aride e desertiche del Sahara, il commercio e gli scambi culturali non avrebbero potuto essere esercitati se non ci fosse stato il dromedario.

Il dromedario ha, infatti, un’eccezionale resistenza al caldo e alla sete: anche quando la temperatura nel deserto supera i 50° C., può restare senza bere per molti giorni.

Per questo motivo è diventato uno degli animali del Sahara più resistenti.

Il suo segreto è perdere meno acqua possibile.

Per esempio suda soltanto dopo che la sua temperatura corporea è aumentata di molti gradi e così i pericoli della disidratazione sono limitati al massimo.

A questo si aggiunge il fatto che il dromedario ha una grande resistenza fisica, indispensabile per affrontare i lunghi e faticosi viaggi nel deserto del Sahara.

Le lunghe zampe lo aiutano a disperdere meglio il calore in eccesso e lo tengono lontano dal suolo, dove la temperatura è più elevata.

Il dromedario da soma è più massiccio di quello da sella e può trasportare fino a 260 Kg. di merce da un capo all’altro del Sahara.
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E’ stata una bella esperienza quando, nell’oasi di Baharia, mi sono concessa una passeggiata nel deserto a dorso di dromedario.

La salita in groppa è stata relativamente facile per me, perché l’animale era accovacciato a terra e tenuto per le briglie dal cammelliere. 

Mi sono messa tranquilla in sella e…………. quando l’animale si è sollevato sulle quattro zampe credevo di precipitare  dalla sella atterrando davanti al muso del mite dromedario.

E’ stato un momento di sorpresa e di spavento, superato con grasse risate da parte delle mie amiche e mie.

La passeggiata su questi animali del Sahara è stata bella, interessante e strana.

Se soffri il mal di mare è meglio che scendi subito dal dromedario. In effetti, il dromedario cammina portando avanti prima le due zampe di destra e poi quelle di sinistra; questo suo incedere è simile al rollio di una nave (forse per questo si chiama “nave del deserto”??); vieni dondolato, o meglio spostato da destra a sinistra. 

Per me era un avanzare piacevole, non mi disturbava per niente.

Mentre avanzavo nel silenzio del deserto, con il fruscio del vento nelle orecchie, guardavo le zampe del dromedario sul quale stava seduta la mia amica davanti a me e mi sono stupita nell’osservare la bellezza e la perfezione del piede dell’animale. 

Il piede del dromedario è largo e piatto per non affondare nella sabbia; è privo di zoccolo, ed è protetto dal calore della sabbia da uno spesso strato calloso. Questo strato calloso non è rigido, ma sembra essere fatto di materiale quasi gommoso; difatti ogni qualvolta che l’animale poggiava il piede per terra, il corpo calloso si allargava come fosse stato un cuscinetto di grasso o di gomma.

Era molto bello da vedere e come sempre la natura mi stupisce e mi affascina.
Che cosa meravigliosa il piede del dromedario!!!

Un’altra curiosità: la gobba del dromedario non contiene acqua, ma grasso, che serve a nutrirlo quando il cibo è scarso. Il grasso però può essere trasformato anche in acqua attraverso una speciale reazione chimica. 

I 40 Kg. di grasso contenuti nella gobba di un dromedario medio possono essere trasformati in 40 litri di acqua.

I dromedari possono bere fino a 200 litri d’acqua, e d’inverno possono resistere senza bere per mesi, invece d’estate può resistere per periodi più limitati, ma in media dieci volte più a lungo di un uomo.

La sella che usano i Beduini egiziani è una specie di anello costruito con fibre e ricoperto di stoffe, con un tientibene in legno sul davanti, dove ti aggrappi quando sei in groppa.
La sella ad anello circonda la gobba e, dopo essere ben legata al sottopancia, è facile e abbastanza confortevole.
 
 PROVERBIO BEDUINO:
"Sotto il sole del deserto il cammelliere fa i suoi progetti, ma li fa anche il cammello"




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Se vuoi provare di persona cosa signifca cavalcare un dromedario o per saperne di più sui nostri viaggi o avere altre notizie curiose e interessanti, scrivici:


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sabato 27 ottobre 2012

CURIOSITA' DEL DESERTO DEL SAHARA EGIZIANO

La sabbia è costantemente sollevata, trascinata e trasportata via in turbini vorticosi.

Così le dune del deserto dell’Egitto si formano, si modellano, mutano secondo il soffiare dei venti.

 

Sollevate dal vento, le particelle più piccole di sabbia rimangono sospese a mezz’aria; quelle di media grandezza compiono salti in avanti di 2 o 3 metri e quando ricadono ne mandano in aria altre; quelle più grandi vengono sospinte raso terra.

Secondo l’andamento dei venti, avremo dei tipi particolari di dune.

Le dune a forma di stella si originano nei punti in cui confluiscono venti forti da diverse direzioni.

Le dune a mezza luna, chiamate anche barcane, sono create dai venti forti che accumulano la sabbia intorno agli ostacoli incontrati.

Le dune a spada si formano dove la sabbia è più abbondante e sono parallele alla direzione dei venti dominanti.

Le dune longitudinali sono dovute ai venti più deboli e sono perpendicolari alla direzione dei venti dominanti.

I granelli di sabbia più piccoli sono ammassati dal vento in dune alte anche 200 metri che danno origine al deserto sabbioso, detto erg.

La sabbia, infatti, è formata solo dalle particelle comprese tra 0,15 e 0,40 millimetri di diametro: il vento non riesce a sollevare quelle più grandi, e disperde solo quelle piccole.

 

Nel deserto dell’Egitto occidentale incontriamo un altro tipo di deserto chiamato reg, che si è formato dall’erosione continua e costante dei rilievi da parte del vento e dagli sbalzi di temperatura fra il giorno e la notte, lasciando il posto a immensi pianori ricoperti di sassi, ciottoli, particolarmente inospitali.

Solo poche forme di vegetazione, come l’acacia spinosa, riesce a sopravvivere in queste pianure.

Ed è proprio un’acacia spinosa enorme quella che abbiamo incontrato dopo due giorni di viaggio nel deserto.

E’ incredibile come questa acacia possa sopravvivere in mezzo a tanta aridità e senza acqua.

Le nostre guide beduine ci dicono che quest’acacia ha più di cento anni, e in effetti il suo tronco è robusto, la sua chioma è molto frondosa e sembra molto vecchia.

Queste acacie abbiamo radici molto estese e profonde per succhiare acqua dalle falde sotterranee anche in profondità.

 

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Vi ricordate i vecchi film western, magari quelli di John Ford, dove si vedevano quelle splendide inquadrature su vaste porzioni di deserto, dove si vedevano rotolare cespugli di erba secca?

 

Ebbene, quel tipo di erba la incontri anche nel deserto egiziano e basta un leggero soffio di vento per vederla rotolare.

Questa erba  si chiama Salsola kali. Si lascia andare, molla gli ormeggi (se così possiamo dire) per cercare acqua o umidità da altre parti. Esternamente il groviglio sembra composto da sterpaglia secca e morta, ma se il terreno sul quale si fermano è adatto, può riattaccare le radici al suolo e ritornare a vivere perché al suo interno scorre ancora linfa vitale che viene subito attivata.

Questa sembra una buona una strategia di sopravvivenza.

 

 

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http://egitto.posterous.com/curiosita-del-deserto-del-sahara-egiziano La sabbia è costantemente sollevata, trascinata e trasportata via in turbini vorticosi. Così le dune del deserto dell’ Egitto si formano, si modellano, mutano secondo il soffiare dei venti .   Sollevate dal vento , le particelle più piccole di sabbia rimangono sospese a mezz’aria; quelle di media gr ... http://egitto.posterous.com

venerdì 26 ottobre 2012

LA VOLPE DEL DESERTO OCCIDENTALE EGIZIANO


I deserti sono le zone più calde e più aride del nostro pianeta eppure la volpe del deserto qui si trova a proprio agio.



Un terzo della superficie terrestre è occupato da distese desertiche; sempre mutevoli, spazzate dal vento e infuocate dal sole.

Solo piante e animali con grandi capacità di adattamento sopravvivono in questo difficile habitat, come la volpe del deserto.

Poche specie resistono a queste temperature che di giorno sono roventi e alla notte possono scendere anche sottozero: ebbene sembra che la volpe del deserto non ne risenta affatto.

Il calore implacabile e l’arsura del terreno influiscono in modo determinate sulle abitudini della fauna locale.

C'è vita animale anche nei deserti, nonostante l’estrema ostilità dell’ambiente, dovuta alla permanente scarsezza d’acqua e all’alternarsi del caldo diurno e del pungente freddo notturno.

Nonostante la mancanza d’acqua e gli sbalzi di temperatura, la vita animale nel deserto è più ricca di quanto si creda.

Per gli animali del deserto è indispensabile eliminare il minor quantitativo di acqua possibile.

Anche nelle più aride zone desertiche, come nel Sahara egiziano, si trovano insetti che vivono di vegetazione ormai secca (trasportata dai venti dai Paesi più umidi)  che costituiscono la preda di sauri, ragni e scorpioni.
Nel deserto l’elemento caratterizzante è la forte siccità.

Tuttavia il rischio più grande per la fauna che li popola non è morire di sete o di caldo, ma di fame.
Nel caldo deserto egiziano vive la piccola volpe del deserto: il fennec.

Le enormi orecchie della volpe del deserto o fennec servono in parte a disperdere la temperatura corporea e in parte per avere un udito sensibilissimo per  udire i movimenti delle loro prede, come i roditori, che si aggirano di notte per il deserto.

E’ essenziale per animali che vivono nel deserto possedere sensi acutissimi: i carnivori devono trovare prede in un ambiente, dove la vita è scarsa. 

Lo sviluppo delle orecchie rappresenta un carattere che l’evoluzione ha fornito a tutti gli animali che abitano il deserto.

Inoltre la maggior parte di queste specie è notturna, e, per esse, l’udito è il senso più utile.


Il fennec o volpe del deserto, deve trascorrere l’intera giornata rintanata sottoterra, nelle sua tana, uscendo solo al tramonto.

La  piccola volpe del deserto, in particolare, non dispone di altra acqua tranne quella contenuta nel corpo delle sue prede.

Il fennec si è adattato molto bene per vivere nel deserto, perché è onnivoro e mangia insetti, rettili, datteri.

Al calar della sera le condizioni ambientali nel deserto cambiano radicalmente.

Nel Sahara egiziano la temperatura può abbassarsi anche di 30°C e con il fresco i fennec e i suoi cuccioli possono finalmente uscire dalle loro tane senza correre alcun pericolo.

Di notte improvvisamente, il deserto si popola. Ci sono anche animali che non ci aspetteremmo di incontrare come i rospi.

Quasi tutte le piccole creature del deserto sono animali notturni; solo con il buio si scopre quanto sia varia e numerosa la fauna di queste zone aride.

In un ambiente che di giorno appare immobile e desolato, di notte si scatena violenta la lotta per la sopravvivenza.

Nei nostri viaggi all’interno del deserto, quasi ogni sera, quando siamo riuniti attorno al fuoco per cena, arriva qualche volpe. Silenziosa, guardinga, stimolata dal profumo del cibo che si cuoce sul fuoco, si aggira silenziosa attorno le tende in cerca  di qualche avanzo di cibo.
E’ una sorpresa e una meraviglia poterle osservare nel loro ambiente naturale; ogni volta mi sembra di trovarmi sul set del programma televisivo condotto da Piero Angela, Quark. 

Io che sono un’amante degli animali, soprattutto di quelli che vivono selvaggi nei loro ambienti naturali, e delle trasmissioni di Piero Angela, non mi sembrava vero trovarmi faccia a faccia con uno dei più timidi, curiosi e ritrosi animali del deserto.

Agitata e felice come un bambino, afferro la macchina fotografica e mi scateno in una serie di foto eccezionali. Per avvicinarla a me un po’ di più, le lancio un pomodoro. 

La piccola volpe del deserto, intelligente e astuta (non per niente è una volpe) annusa il pomodoro e lo lascia per dirigersi verso la griglia dove si sta cucinando il pollo.

Sono così concentrata su questa piccola volpe che non mi accorgo che ce ne sono altre due che girano attorno al nostro campo tendato. 

I fennec sono animali molto discreti, puliti e anche se la fame li spinge ad essere coraggiosi e ad osare, avvicinandosi a distanza di braccio da noi umani, basta un movimento brusco di una mano per farle scappare…. Ma poi, ritornano.

Alla fine abbiamo lasciato un uovo crudo a ciascuna di loro e dopo averlo afferrato, se ne sono andate.

Il mattino dopo è stato commovente osservare le loro piccole orme sulla sabbia che s’incrociavano, si dividevano, si allontanavano le une dalle altre. 
 

Interessante vero! Se sei un amico/a degli animali i nostri viaggi fanno al caso tuo.
Se vuoi saperne di più, contattaci e ricorda....... gli animali è molto meglio osservarli nel loro ambiente naturale che dentro le gabbie di uno zoo! 

 
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http://egitto.posterous.com/la-fauna-nel-deserto-occidentale-egiziano P.S .: nel post precedente "il deserto del Sahara egiziano", c'è un errore di battitura. Il Sahara non è esteso 8.000 Km. quadrati, bensì 8.600.000 Km. quadrati.  Mi scuso per l'errore.                                     - . - .- . - . - . - . - . - .- . - . - . - . - . - . - . - .- I deserti sono ... http://egitto.posterous.com