Ad esempio, se qualcuno li maltratta o quando sono in amore e vorrebbero accoppiarsi invece di trasportare bagagli e persone.
pagine Viaggi in Egitto
lunedì 10 dicembre 2012
FLORA E FAUNA DEL DESERTO: CAMMELLI E DROMEDARI
Ad esempio, se qualcuno li maltratta o quando sono in amore e vorrebbero accoppiarsi invece di trasportare bagagli e persone.
mercoledì 21 novembre 2012
I MISTERI DEL DESERTO DEL SAHARA
Il deserto del Sahara è un luogo carico di fascino e di storia, un mare di sabbia sotto un sole implacabile.
Nel deserto del Sahara sono accaduti molti episodi.
Uno dei più misteriosi e controversi è quello dell’esercito di Cambise, re di Persia nel IV secolo a.C.
Il re persiano Cambise II, figlio di Ciro il Grande, invase con il suo esercito l’Egitto nel 525 a.C. e, dopo aver sconfitto il faraone Psammetico III nella battaglia di Pelusio e dopo aver conquistato la città di Tebe, l’attuale Luxor, ordinò di dividere il suo esercito in due parti.
Una parte di questo esercito, ricco di 30.000 uomini si portò verso sud, per sottomettere il Regno etiope di Kush (Nubia nell’attuale Sudan settentrionale).
L’altro troncone dell’esercito persiano, forte di circa 40.000 uomini composti di persiani, fenici e greci, li dirottò nel deserto occidentale egiziano per raggiungere l’oasi di Siwa distante 1000 Km. per abbattere l’oracolo di Amon e sottomettere quello che restava delle armate del faraone.
Nell’oasi di Siwa, in piena posizione strategica, lottava ancora contro gli invasori un'unica armata egizia. L'oasi, tuttora ricca d'acqua, di palmeti da datteri, di sale, di alberi di olive e di frutta pregiata, forniva cibo e acqua sufficienti per una resistenza pressoché a tempo indeterminato in caso d' assedio.
La traversata del deserto doveva prendere di sorpresa le truppe egizie del presidio dell’oasi di Siwa, perché Cambise era certo che l’esercito egiziano non si aspettava che delle armate potessero provenire dal pieno deserto, attendendo più un attacco frontale dei Persiani proveniente dalla più comoda rotta che costeggiava il Mar Mediterraneo.
Giunti quasi a metà strada i persiani si accamparono per una sosta nel deserto, ignari del destino che li attendeva.
Qualche storico asserisce che l’armata persiana fosse mal equipaggiata, che il cibo e l’acqua fossero stati scarsi e che le guide locali l’avessero abbandonata. Ai generali non restava altro che scegliere la via più breve per giungere all’oasi di Siwa; così, con marce forzate, affamato e assetato, l’esercito persiano si trovò ad attraversare uno dei tratti più aridi e terribili del deserto occidentale egiziano.
La loro missione stava per fallire nel modo più tragico e imprevedibile.
Lo storico Erodoto narra di un fortissimo vento che scatenò una tempesta di sabbia di violenza e proporzioni inaudite sconvolgendo l’intero tratto di deserto.
I soldati furono letteralmente inghiottiti dal deserto.
Il vento, portando con sé cumuli di sabbia, avrebbe così seppellito migliaia di soldati, facendoli sparire per sempre.
Gli storici non concordano sull’attendibilità del racconto, dubitando che una tempesta di sabbia possa travolgere un’intera armata di 40.000 uomini.
Ma dell’esercito di Cambise, in effetti, non fu più trovata alcuna traccia. Rimane uno dei misteri più fitti del deserto del Sahara egiziano.
Nel deserto del Sahara, soffia spesso il vento che mitiga un po’ le alte temperature.
Questi venti hanno nomi diversi; Harmattan, Simun, Ghibli e Khamsin. Possono raggiungere velocità di oltre 140 Km. orari, scatenando tempeste di sabbia forti come uragani, come quella appunto, stando ai racconti, seppellì l’esercito persiano di Cambise.
Da questo deduco che possa essere stato possibile che un vento molto forte abbia generato una specie di tornado che seppellì l’armata persiana nel 525 a.C.
Ultimamente, alcune scoperte archeologiche, portate avanti dai fratelli italiani Alfredo e Angelo Castiglioni, nel Deserto Occidentale egiziano sembrano confermare la versione dei fatti tramandata dallo storico greco.
Il forte vento del deserto, il Khamsin, recentemente a disseppellito, nel deserto occidentale egiziano, centinaia di ossa umane, armi di bronzo, braccialetti d’argento, anfore. Questi ritrovamenti hanno riacceso le speranze di chi vorrebbe ravvisare in questi reperti, i resti del mitico esercito perduto di Cambise II.
I fratelli Castiglioni hanno pubblicizzato e reso ufficiale la loro scoperta, presentandola come documentario al Festival del cinema archeologico di Rovereto.
ProverbioTuareg: “ciò che il deserto vuole, è del deserto”
I nostri nuovi viaggi previsti per l’anno prossimo, includono la visita all’oasi di Siwa, e, come sempre recheremo nel deserto del Sahara egiziano: nello stupefacente deserto bianco, nel misterioso deserto nero, nel magico deserto di cristallo, nel monumentale deserto occidentale egiziano.
Per vivere una splendida avventura in tutta tranquillità e sicurezza, unisciti a noi nella scoperta di luoghi mitici e segreti.
Per info: viaggi.laquesabe@gmail.com o bielefrute@hotmail.it
Telefono: 3385956833
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CAPODANNO NEL DESERTO EGIZIANO - Way not? Perchè no?
Il deserto egiziano è una delle più spettacolari e straordinarie zone del mondo.
La parola non rende la stupefacente bellezza delle continue, mutevoli visioni delle varie tipologie di deserto che si susseguono percorrendolo.
Il deserto nero con le sue pietre di basalto conficcate nel suolo che sembrano le onde pietrificate di un mare arcaico.
Il deserto bianco, un’immensa porzione di Sahara egiziano che si dilata tra l’oasi di Bahariya e Farafra, fino a toccare l’oasi di Siwa a nord e la nazione libica ovest, unendo le desolate terre del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia a sud.
Placche bianchissime, montagne di gesso, candidi ammassi di calcare danno al paesaggio un senso d’irrealtà, di sogno.
Il deserto occidentale è contraddistinto da enormi depressioni, fondi di antichi mari e montagne con picchi che alle volte raggiungono anche i 500 mt. spaccate da profonde e silenziose gole, dove il vento si insinua sibilando e cantando e erodendo pian piano i loro fianchi.
Forse l’immagine che noi occidentali abbiamo del “deserto”, è quella di una sconfinata distesa di sabbia dorata costellata da dune che si perde all’orizzonte sempre uguale e identica a se stessa giorno dopo giorno.
Anch’io, come te, pensavo che il deserto fosse una banale, arida e inospitale regione, e dopo che ne avevi vista una, ti bastava per il resto della vita.
E invece mi sbagliavo!
Quando mi sono recata per la prima volta nel deserto del Sahara egiziano, il deserto mi ha subito smentito; ha subito demolito le mie fragili e incomplete opinioni seducendomi come un amante incorreggibile.
Sono stata piacevolmente affascinata dalla mutevolezza, dalla varietà del paesaggio desertico, dalla sua diversa storia geologica, dai suoi colori cangianti e mai uguali, dai suoi tramonti incantevoli e mozza fiato e dalle sue albe da sogno.
Ho scoperto che il deserto è conforme alla mia anima sempre inquieta, sempre alla ricerca, sempre agitata. Il deserto mi riempie di pace, di stupore, di meraviglia. Calma la mia voglia di “fare” e mi tiene ancorata all’”essere”.
Questo posto così strano, completamente vuoto, che pare privo di vita, suscita in me emozioni e turbamenti che m’inducono a pormi in modi sempre nuovi e diversi nei confronti della vita.
Non per niente il deserto è stato un luogo portentoso per tutte le religioni, dove sono avvenute rivelazioni impensabili altrove, perché la smisuratezza dello spazio vuoto induceva ai pensieri più arditi, destinati a cambiare il mondo.
La maggior parte dei monasteri copti, come quello di Sant’Antonio del Deserto, è stata costruita proprio in pieno deserto ed hanno l’aspetto di una cittadella sahariana fortificata, difesa da torri e da alte mura color ocra, che da lontano non lascia scorgere nulla al loro interno dando una sensazione di chiuso o di caserma.
Questi monasteri sono stati costruiti a partire dal quarto secolo.
Il loro numero dei monasteri si è moltiplicato in modo straordinario per tutto l’Egitto. Un sempre maggior numero di monaci si rifugiò nel deserto a purificare la loro anima con la rinuncia e la solitudine e la fama di questi santi e anacoreti era diventata così grande che venivano in pellegrinaggio a cercarli dall’Italia, dalle Gallie e da ancora più lontano…..
No, non sono diventata un anacoreta, né un monaco, né un eremita ma posso dire che il deserto induce alla meditazione più profonda, chiama a porsi delle domande, invita alla riflessione e, alle volte, obbliga a fare il punto della propria situazione personale.
Il deserto però è anche un vasto, ineguagliabile parco giochi. Qui si può tornare bambini scivolando con una tavola da snowbord sulle dune; fare le capriole e rotolare giù lungo i fianchi delle montagnole di sabbia ridendo e giocando come monelli.
Le guide beduine che ci accompagnano nei nostri tour, sono ragazzi anch’essi, pronti al gioco, allo scherzo, al divertimento. Ci sono momenti di grande convivialità e gioco e momenti di riflessione, di distacco, dove ognuno di noi può cercare un momento d’intimità e silenzio tutto per sé.
Come Associazione La Que Sabe, abbiamo pensato a un modo diverso di festeggiare il Capodanno entrando e sostando per qualche giorno nel deserto e festeggiando in quella sconfinata distesa una della più insolita e straordinaria fine dell’anno 2012 e inizio del 2013.
Ti propongo un Capodanno davvero speciale, lontano dai luoghi comuni, banali, noiosi.
Un Capodanno ricco di suoni, di danze, di balli, di cibo, di musica e divertimento nel luogo più insolito, più unico e carico di fascino che tu possa mai immaginare.
Una notte all’insegna della gioia e del divertimento più raro, eccitante e differente.
Avrai per tetto un cielo stracolmo di miliardi di stelle che brilleranno solo per te, mentre il candore e la brillantezza della Via Lattea illuminerà la tua infinita notte.
Ballerai, canterai, ti divertirai con noi fino all’alba del nuovo anno e oltre.
Ti ricordo il proverbio: “Quello che fai al primo dell’anno, lo fai per tutto l’anno!!”
Meditate gente, meditate!
Al suono dei tamburi, nel bagliore di vasti fuochi sparsi attorno a noi, danzando assieme ai nostri amici beduini, nel calore e nella gioia di stare assieme, scoprirai che nel cuore di ogni uomo o donna non ci sono confini, non ci sono razze né colore, non ci sono religioni che ci possono dividere.
Scoprirai di essere cittadino del mondo, fratello e amico del tuo vicino che si sta scaldando al fuoco come te. Potrai avere la sensazione di far parte di una nazione molto più grande, molto più ricca, molto più tua rispetto a quella dalla quale provieni.
Essere cittadino del mondo e sentirti tale, è un diritto che ti spetta da quando sei nato.
Vivilo con noi questo insolito Capodanno, attendendo la fine di questo 2012, un anno che non è stato né meglio né peggio degli altri anni, nel cuore del deserto egiziano..
Vieni a festeggiare con noi l’inizio di un nuovo anno carico di possibilità, ricco di amore, solidarietà, amicizia e … viaggi.
Affrettati, ci sono ancora pochi posti disponibili!!
Concediti un Capodanno da Faraone!
Per conoscere le modalità, il programma i prezzi e saperne di più scrivimi: viaggi.laquesabe@gmail.com o bielefrute@hotmail.it
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IL SAHARA NON E' SEMPRE STATO UN DESERTO
La morfologia del deserto del Sahara, è così diversa e tormentata, che alle volte ci si chiede se non ci siano diversi deserti inseriti uno nell’altro come una matrioska.
Il Sahara è composto da enormi ammassamenti di dune che in certe zone, al confine con il Sudan e la Libia, formano un vero e proprio “mare di sabbia”.
Negli sconfinati spazi pietrosi, nelle sterili e aspre depressioni saline, nelle montagne dagli alti picchi e dalle profonde gole, nelle estese porzioni bianche composte di gesso e calcare che rendono il paesaggio quasi magico del deserto del Sahara, è possibile leggere, meglio che in qualsiasi altro luogo, l’antica storia della Terra.
Il suolo di questo enorme deserto, privo di vegetazione e di humus (se escludiamo le oasi), presenta in modo chiaro ed inequivocabile, le stratificazioni delle ere geologiche, come un libro aperto della natura che è lì per essere letto.
Queste stratificazioni raccontano dell’avvicendarsi di epoche aride e umide, conservando la memoria di lontani cataclismi e sconvolgimenti climatici.
Il più recente periodo secco che ha interessato il deserto del Sahara, è iniziato circa 10.000 anni fa, quando già l’uomo viveva e prosperava in questa zone.
Qualche studioso non allineato, afferma che la grande e mai eguagliata civiltà egizia, sia stata molto fiorente in quel periodo e che le Piramidi stesse siano state costruire circa nel 10,500 a.C.
Gli essere umani, al sopraggiungere del periodo arido del Sahara, si ritirarono sugli altipiani più elevati, nelle cui profonde gole, al riparo dagli alti picchi, si mantenevano molto bene il clima, la flora e la fauna di tipo tropicale necessarie alla sopravvivenza.
Una parte cospicua di esseri umani, provenienti probabilmente dalle zone di quello che è oggi “il grande mare di sabbia”, si spostarono lungo le rive del fiume Nilo colonizzandole e rendendole fiorenti.
Lo studioso Robert Buval, nel suo libro di grande successo “Black Genesis”, ipotizza che l’origine della grande civiltà egizia, sia di provenienza centroafricana, e più propriamente dalla zona di Jabal Uweinat, un’area rocciosa sul confine tra la Libia, il Sudan e l’Egitto.
Questa zona è conosciuta in Egitto come Gilf al-Kabir (in italiano: Grande Barriera), nelle cui grotte sono stati rinvenuti antichissimi graffiti detti petroglifi, che indicano, soprattutto per le figure di gente che nuota e si tuffa in un “lago?” che la zona in tempi antichi era fertile, verde e ben fornita di acqua.
L’ipotesi di Buval è che gli antichi egizi avessero mantenuto un legame duraturo e stretto con le loro terre d’origine e che Jabal Uweinat fosse solamente un punto di passaggio.
Questa tesi afrocentrista è anche sorretta da un altro elemento molto importante e che ritorna spesso nei misteri e segreti irrisolti dell’egittologia, la Sfinge.
L’egittologia ufficiale sostiene che il volto della Sfinge ricalchi quello del faraone Cheope
Ma un’attenta analisi compiuta da esperti forensi della Polizia criminale di New York, ha messo in evidenza che la somiglianza tra il volto di Cheope e quello della Sfinge non è fondato.
Osservando la Sfinge di profilo si nota chiaramente che i suoi tratti somatici sono diversi da quelli degli antichi egizi che noi siamo abituati a vedere nella statue o nei loro affreschi.
Non è difficile riconoscere che il volto della Sfinge ha tratti specificatamente negroidi.
Questo fatto supporta la teoria di Buval e della sua Blak Genesis.
Recentemente le impressionanti quantità di graffiti e pitture rupestri rinvenute nelle grotte di Gilf al-Kabir, del Tassili, degli Hoggar e sul Tibesti, sono diventate oggetto di studio sistematici che aprono nuovi campi d’indagine alla storia dell’arte e della provenienza della cultura dell’antico Egitto.
L’uomo controllando, abitando, percorrendo l’ambiente del deserto in cui vive lo ha reso vibrante, strategico: il Sahara, infatti, è considerato “la porta dell’Africa” perché domina l’accesso e custodisce, suggella i tesori del Continente più grande e più ricco del mondo.
Il deserto del Sahara è ricco di racconti terribili e fantastici, carichi di mistero e di magia, dove quaranta ladroni nascondono i loro tesori in una grotta nell’immensità del deserto e dove, uno sfaccendato, simpatico Aladino, ruba loro la parola magica per aprire la porta del covo e rubare i loro tesori.
L’immagine del deserto del Sahara quale monotona, arida solitudine, pura curiosità geografica ai confini del mondo e della storia, che si è tramandata fino ai nostri giorni, non ha più ragion d’essere.
Fra le aride distese, fra le dune dorate e mobili, fra le gole secche e frustate dal vento, riecheggiano voci di città, di imperi, di civiltà che hanno reso abitabile e popolato il deserto del Sahara e questo ci permette di provare forti emozioni e di contattare vecchie memorie che ancora permangono nell’aria calda ed immobile del deserto.
Se questi ambienti ancestrali e magici fanno sorgere in te il desiderio di immergerti nel fascino del deserto del Sahara egiziano, contattami, scrivimi, sarà lieta di tenerti informato/a sui nostri simpatici e suggestivi viaggi all’interno del deserto :
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ANIMALI DEL SAHARA : IL DROMEDARIO - LA NAVE DEL DESERTO
http://egitto.posterous.com/il-dromedario-del-sahara-la-nave-del-deserto Il dromedario fa parte della famiglia dei camelidi (Camelus Dromedarius) e ha una gobba sola. Il dromedario è originario del Medio e Vicino Oriente si è adattato a vivere nei climi caldi e nel deserto . La vita dell’uomo nel deserto del Sahara non sarebbe stata possibile senza il dromedario . Il dro ... http://egitto.posterous.com
sabato 27 ottobre 2012
CURIOSITA' DEL DESERTO DEL SAHARA EGIZIANO
La sabbia è costantemente sollevata, trascinata e trasportata via in turbini vorticosi.
Così le dune del deserto dell’Egitto si formano, si modellano, mutano secondo il soffiare dei venti.
Sollevate dal vento, le particelle più piccole di sabbia rimangono sospese a mezz’aria; quelle di media grandezza compiono salti in avanti di 2 o 3 metri e quando ricadono ne mandano in aria altre; quelle più grandi vengono sospinte raso terra.
Secondo l’andamento dei venti, avremo dei tipi particolari di dune.
Le dune a forma di stella si originano nei punti in cui confluiscono venti forti da diverse direzioni.
Le dune a mezza luna, chiamate anche barcane, sono create dai venti forti che accumulano la sabbia intorno agli ostacoli incontrati.
Le dune a spada si formano dove la sabbia è più abbondante e sono parallele alla direzione dei venti dominanti.
Le dune longitudinali sono dovute ai venti più deboli e sono perpendicolari alla direzione dei venti dominanti.
I granelli di sabbia più piccoli sono ammassati dal vento in dune alte anche 200 metri che danno origine al deserto sabbioso, detto erg.
La sabbia, infatti, è formata solo dalle particelle comprese tra 0,15 e 0,40 millimetri di diametro: il vento non riesce a sollevare quelle più grandi, e disperde solo quelle piccole.
Nel deserto dell’Egitto occidentale incontriamo un altro tipo di deserto chiamato reg, che si è formato dall’erosione continua e costante dei rilievi da parte del vento e dagli sbalzi di temperatura fra il giorno e la notte, lasciando il posto a immensi pianori ricoperti di sassi, ciottoli, particolarmente inospitali.
Solo poche forme di vegetazione, come l’acacia spinosa, riesce a sopravvivere in queste pianure.
Ed è proprio un’acacia spinosa enorme quella che abbiamo incontrato dopo due giorni di viaggio nel deserto.
E’ incredibile come questa acacia possa sopravvivere in mezzo a tanta aridità e senza acqua.
Le nostre guide beduine ci dicono che quest’acacia ha più di cento anni, e in effetti il suo tronco è robusto, la sua chioma è molto frondosa e sembra molto vecchia.
Queste acacie abbiamo radici molto estese e profonde per succhiare acqua dalle falde sotterranee anche in profondità.
Vi ricordate i vecchi film western, magari quelli di John Ford, dove si vedevano quelle splendide inquadrature su vaste porzioni di deserto, dove si vedevano rotolare cespugli di erba secca?
Ebbene, quel tipo di erba la incontri anche nel deserto egiziano e basta un leggero soffio di vento per vederla rotolare.
Questa erba si chiama Salsola kali. Si lascia andare, molla gli ormeggi (se così possiamo dire) per cercare acqua o umidità da altre parti. Esternamente il groviglio sembra composto da sterpaglia secca e morta, ma se il terreno sul quale si fermano è adatto, può riattaccare le radici al suolo e ritornare a vivere perché al suo interno scorre ancora linfa vitale che viene subito attivata.
Questa sembra una buona una strategia di sopravvivenza.
Per saperne di più scrivici e seguici sul nostro blog.
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LA VOLPE DEL DESERTO OCCIDENTALE EGIZIANO
http://egitto.posterous.com/la-fauna-nel-deserto-occidentale-egiziano P.S .: nel post precedente "il deserto del Sahara egiziano", c'è un errore di battitura. Il Sahara non è esteso 8.000 Km. quadrati, bensì 8.600.000 Km. quadrati. Mi scuso per l'errore. - . - .- . - . - . - . - . - .- . - . - . - . - . - . - . - .- I deserti sono ... http://egitto.posterous.com







